Tra i fiori all’occhiello della nuova stagione la Melato, Lavia e la crisi del sogno americano

Alessandra Miccinesi

Il teatro, Cenerentola delle arti troppo spesso ignorata dalle istituzioni, da diverso tempo soffre di una malattia che rischia di diventare cronica. Un morbo capace di colpire i soggetti meno forti (compagnie, sperimentazione e ricambio generazionale); un virus in grado di minare le difese immunitarie di un’arte vitale che qualcuno si ostina a perseguire. Come Maurizio Scaparro, tra i registi chiamati a puntellare la nuova stagione dell’Argentina in nome di quello stesso teatro che Shakespeare definiva specchio di realtà. «I teatranti? Sono pazzi che si rivolgono ad altri pazzi. Io sono pazzo del mio lavoro, ma vorrei far scomparire parole come “evento” e “nicchia” dal nostro vocabolario - sostiene Scaparro -. Noi pazzi vorremmo che la normalità fosse il vero evento». La stagione della risalita, come l’ha definita Oberdan Forlenza («nel 2005 è stato toccato il fondo, ora dobbiamo pensare a tornar su»), presidente del teatro di Roma diretto da Giorgio Albertazzi, punta sul fascino dei romanzi immortali. Registi come Massimo Castri, Luca Ronconi, Glauco Mauri, Gabriele Lavia, Maurizio Scaparro impegnati nella messa in scena di versi di Dostoevskij, Euripide, Ibsen, Beckett, Shakespeare.
L’Argentina ospiterà 12 spettacoli tra cui una sola coproduzione: Alcesti, diretto da Massimo Castri. Ad aprire la stagione, in prima nazionale, sarà Glauco Mauri con un classico, Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij (8-27 novembre): resoconto psicologico di un delitto insensato. In scena, accanto al regista che quest’anno festeggia le nozze d’argento teatrali, ci sarà Roberto Sturno. Al campione dell’utopia carnascialesca si ispira invece Maurizio Scaparro con il suo Don Chisciotte - frammenti di un discorso teatrale da Cervantes. Un adattamento che il regista firma con Rafael Azcona e Tullio Kezich per riflettere sul rapporto tra teatro e vita, utopia e politica, sogno e realtà. Lo spettacolo, in scena dal 29 novembre al 18 dicembre, ha per interpreti Pino Micol e Peppe Barra con un ensemble di pupari, attori e musicisti e la colonna sonora firmata da Eugenio Bennato. Dopo il rinvio per motivi di salute, Gabriele Lavia e Mariangela Melato finalmente debuttano il 10 gennaio con Chi ha paura di Virginia Woolf? celebre commedia dell’americano Edward Albee che fa leva sulla crisi del sogno americano per spiegare la realtà attuale dell’ovest. Tra le voci più interessanti del panorama europeo, torna sulle tavole dell’Argentina Alex Rigola, direttore del teatro Lliure di Barcellona, stavolta con un lavoro tratto da Bertold Brecht, Santa Giovanna dei macelli rivisitato in chiave moderna e contaminato da linguaggi multimediali (1-5 febbraio). Un bentornato anche a Pippo Delbono che propone una performance ispirata al terremoto del Belice del ’68, intitolata Il silenzio (7-19 febbraio). Dal 21 febbraio al 12 marzo va in scena Alcesti, tragedia greca che il regista Massimo Castri definisce «un piccolo mito, una fiaba consolatoria nei confronti della morte che Euripide trasforma in una favola noir di moderna ambiguità. Mi sto ancora azzuffando col testo». Per la serie grandi interpreti: Elisabetta Pozzi sarà Ellida «La donna del mare» protagonista dell’omonimo dramma di Ibsen diretto da Mauro Avogadro (14-26 marzo). Luca Ronconi, invece, dirigerà con polso il poco frequentato testo scespiriano Troilo e Cressida. Con La vie d’artiste raccontata a mia figlia (11-15 aprile) va in scena lo spettacolo autobiografico di Jerome Savary: musica, numeri magia e immagini. Un trionfo in Francia l’anno scorso. Finale di partita dell’irlandese Samuel Beckett (19-28 aprile) con Franco Branciaroli nel ruolo di Hamm ci riporterà a un classico contemporaneo, complesso e intrigante. Tra i cult del palcoscenico spicca Temporale di August Strindberg (3-14 maggio) uno spettacolo di Giorgio Strehler, per la regia di Enrico d’Amato con Franco Graziosi e Giulia Lazzarini, che affronterà una lunga tournée italiana. Il sipario si chiuderà su La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini, regia di Lamberto Puggelli, con Mariella Lo Giudice nei panni di una siciliana in cerca di emancipazione.
Informazioni allo 06.684000345 e www.teatrodiroma.net.