I fiori dei savonesi ai caduti per la pace

Paolo Bertuccio

Anche Savona, a modo suo, onora gli italiani che negli ultimi anni hanno perso la vita in missioni di pace. È una bella storia, quella che arriva dalla città del ponente.
Bisogna tornare indietro al maledetto 12 novembre 2003, data della terribile strage di Nassirya. Quel tragico giorno, in piazza Mameli, lo storico monumento ai caduti fu ricoperto di fiori, e le corone di alloro delle istituzioni furono affiancate da omaggi di comuni cittadini. Uno di essi era composto da diciannove rose rosse disposte a piramide, tante quante le vittime del terribile attentato, e da un grande tabellone che riproduceva i nomi dei militari e dei civili uccisi, definiti «martiri della pace», e si chiudeva con la frase «Per l'Italia, ognuno: presente!». Quel tabellone è rimasto al suo posto per due anni e mezzo. Ha resistito al vento della riviera e agli acquazzoni, ed è sempre stato salutato con rispetto. Tutto questo finché altri drammatici fatti non hanno richiesto un doloroso aggiornamento di questo spontaneo tributo, rendendo obsoleto il vecchio manifesto. Altri venti nomi di italiani, infatti, hanno dovuto essere aggiunti al luttuoso elenco: militari, ma anche un funzionario dell'intelligence come Nicola Calipari, il giornalista Enzo Baldoni o la guardia di sicurezza Fabrizio Quattrocchi. Senza dimenticare chi è caduto mentre era impegnato in missioni diverse da quella irachena come gli alpini Manuel Fiorito e Luca Polsinelli, morti in Afghanistan.
Tutti uomini uccisi da «fanatica follia», come ha scritto il poeta R. Rocchetti. «Con amore e con onore»: questo lo slogan che apre il nuovo cartello che riunisce tutti e trentanove i nomi delle vittime e che è stato deposto il 6 giugno scorso, all'indomani dell'ultima morte dell'orribile serie, quella del caporalmaggiore Alessandro Pibiri, del reggimento di fanteria Sassari. Al suo fianco, il testo della poesia di Rocchetti «Eravamo in diciannove», sullo sfondo di una bandiera tricolore e di un cielo azzurro come quello che il protagonista ha «nello sguardo e dentro al cuore».
Anche per questo anonimo omaggio, da tre mesi a questa parte, solo una pioggia di fiori da parte dei cittadini di Savona, una città le cui istituzioni in passato si sono mostrate piuttosto titubanti di fronte alla proposta di privati cittadini di intitolare una strada ai caduti di Nassirya. Come spiega Antonio Rossi, uno dei firmatari della petizione presentata sull'onda del cordoglio per il tragico evento, «il Sindaco non diede il minimo riscontro: una delusione, se si pensa che a Savona esiste già una via dedicata alle vittime di Brescia». Ci ha pensato la gente, comunque, ad onorare non solo i caduti di Nassirya ma anche tutte le altre vittime delle più sanguinose pagine della nostra storia recente. Deporre fiori in piazza Mameli è una consuetudine, anche se qualcuno ricorda ancora con delusione quel silenzio da parte delle istituzioni. Ma in casi come questo forse conta più un fiore fresco che una lapide di marmo.