I fiori dell’arte nel deserto della guerra

Si è aperta, nelle sale di Castel Sant’Angelo, «Mondo da ritrovare» (fino al 10 giugno), la prima mostra dedicata all’arte irachena contemporanea. Un universo di immagini e suggestioni che un gruppo di dodici artisti, tra pittori e fotografi nati e cresciuti nelle città e nei villaggi martoriati da lunghi e sanguinosi conflitti, ha saputo trasporre sulla tela e sulla pellicola. Una mostra per ricordare che l’Irak non è un paese sottosviluppato come le notizie di guerra diffuse quotidianamente dai media potrebbero far pensare, ma un paese con grandi risorse materiali, come il petrolio, e grandi risorse umane, perché è ricco di talenti, di professionalità tecniche e artistiche.
Dodici artisti fra pittori e fotografi, nati e cresciuti nelle città e nei villaggi martoriati dai lunghi conflitti che hanno insanguinato l’Irak, sono stati chiamati a raccontare i mille volti del loro Paese. Quelle che ne emergono sono immagini di un Iraq complementare a quello sconvolto dalla follia della guerra, come se con il loro lavoro gli artisti indicassero una nuova direzione verso cui guardare. Come ha scritto il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, presentando l’iniziativa, «l’Irak da ritrovare, quello colto dall’occhio attento e sensibile degli artisti è quello stesso che anima le iniziative programmate dal ministero degli Esteri italiano che da anni, ormai, collabora alla ricostruzione di questo martoriato Paese mettendo a disposizione le sue competenze in vari settori, da quello economico a quello culturale».
Da parte loro, gli artisti iracheni per primi desiderano andare oltre la realtà quotidiana di caos e violenza per ritrovare un mondo di cui far parte. «In questo modo - afferma Nizar Al Rawi, curatore della mostra - possiamo partecipare alla rinascita dell’Irak e al risveglio della speranza nel cuore degli iracheni e intravedere un futuro per la nostra arte».