I fischi dei militanti contro Fini censurati dai giornali E sul web la rabbia della base

RomaIl giorno dopo il flop del Fli e la clamorosa contestazione a Fini da parte dei suoi tifosi, delusi dalle mancate dimissioni da Montecitorio, colpisce la censura al dissenso di Mirabello. Se in tutti gli articoli viene correttamente riportata la rivolta della base, tanto che il Messaggero riporta l’ammissione di Granata secondo sui «è la prima volta che qualcuno copre la voce di Fini», nei titoli la rivolta futurista scompare: «Fini: berlusconismo alla fine. Terzo Polo per guidare il Paese» (Il Messaggero). «Fini non si dimette “Non vogliamo andare al governo”» (Il Corriere). «Fini liquida Berlusconi: il suo regno è finito» (la Repubblica in prima pagina). «“L’Italia ha bisogno di un nuovo premier”» (la Repubblica a pagina dieci). «Fini: “Avevo ragione, Berlusconi è finito. Ora un nuovo premier”» (L’Unità). «Dimissioni del premier? Il popolo del Fli invoca anche quelle di Fini» (La Stampa). Sembra quasi che la notizia sia che Gianfranco non ami Berlusconi e non che la base si sia ribellata a suon di fischi al suo attaccamento alla poltrona presidenziale.
Una ribellione che prosegue anche il giorno successivo al comizio romagnolo. Sul web esplode la delusione dei militanti del Fli che assaltano le pagine di Facebook dei parlamentari futuristi: «Io democristiano non ci divento...», si sfoga un militante stufo di far da ruota di scorta di Casini. Sabrina affonda il suo romanissimo coltello: «Fini, se te chiamavano er caghetta ce sarà pure er suo perché». Sergio fa sgorgare litri di amarezza: «Che delusione! Ci ha seppelliti nel terzo polo dei sepolcri imbiancati alla Casini, abdicando al ruolo di condottiero per conservare l’insignificante scettro di Montecitorio». Tale Mauro pubblica una foto di militanti sconsolati nel post comizio e gli dà un titolo dalla sintesi feroce: «Fini-ti». Paolo ironizza postando la sua personale cronaca di Mirabello: «Alle 18 mi arriva un sms “Dai che qualcosa si muove”. Sì, il carro da morto!». Pure sul Futurista, muro telematico del gianburrasca Filippo Rossi, fioccano le incazzature della base: «Ieri era il giorno per ascoltare cosa NOI avevamo da dire a Fini, ma così non è stato - si rammarica Andrea - non so cosa sta accadendo all’interno del Palazzo e non mi interessa, ma ieri era il giorno giusto per lasciare la Camera e prendere in mano quel che resta di questo partito». Sul sito di Fabio Granata, tal Misurata attacca: «Deludente. Fini lancia il sasso e nasconde la mano. Da presidente della Camera non potrà far altro che assistere al declino della sua creatura».
Ma non è soltanto il mancato trasloco dal piano nobile di Montecitorio a far girare gli zebedei ai futuristi. Un vero e proprio processo lo subisce Bocchino, sulla cui testa piovono accuse acide: «Serve togliere gli idioti alla guida del partito». Vincenzo graffia a sangue: «Fini a Mirabello lo scorso anno aveva annunciato che non voleva un partito “che fosse An in sedicesimi”, salvo poi consegnare Fli a Bocchino perché lo facesse diventare il Pdl in sedicesimi». E ancora: «Hanno sbagliato tutti quelli che non hanno combattuto il sistema Bocchino, tutti quelli che non hanno denunciato gli scandalosi congressi che si sono tenuti finora... È lui che ha infranto un sogno». Michael non fa giri di parole: «Che delusione, dobbiamo sorbirci ancora Italo. Quando parla di legalità è inevitabile per noi campani scoppiare in un boato di risate». Il superfiniano Filippo Rossi arriva a postare un sondaggio che definire perfido è poco: «Secondo te Italo Bocchino è stato ed è all’altezza del ruolo che ricopre in Fli?». Il risultato è di quelli da far accapponare la pelle: «No» per quasi 8 votanti su 10.
Altra contestazione riguarda la decisione (tutta bocchiniana) di appoggiare alle prossime amministrative in Molise il governatore uscente, il pidiellino Michele Iorio. Giovanni, che come foto del suo profilo ha scelto un personaggio degli Sturmtruppen incazzato nero, inonda le pagine Facebook di tutti i parlamentari del Fli: «Bocchino, fajela te la campagna a ’sto zozzone del partito de ladri».