I fondi ci sono, ora l’ex Marchiondi può diventare un campus

LOTTA Accame: «Ci siamo battuti a lungo per liberare l’istituto da un’invasione di rom»

Presto sarà uno splendore l’ex istituto Marchiondi di via Noale - tra la tangenziale ovest e il quartiere degli Olmi (zona 7) - il vecchio plesso scolastico progettato nel 1953 da Vittoriano Viganò e diventato negli ultimi anni rifugio di rom e senzatetto. Sono arrivati infatti in questi giorni i finanziamenti promessi a dicembre dal ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini, quei quasi 13 milioni di euro che permetteranno di trasformare un edificio di alto valore storico oggi ridotto a rudere in una sorta di campus universitario all’americana. Finalmente trova così applicazione concreta il protocollo d’intesa, deliberato dal consiglio comunale il 24 novembre 2007, che prevede la concessione dell’edificio dismesso al Politecnico e all’università Bicocca.
Il governo dimostra in questo modo di mantenere le sue promesse: l’ex Marchiondi, infatti, fa parte di un pacchetto di 35 milioni di fondi statali che serviranno per creare altre residenze universitarie assegnate al Politecnico, come quella di via Maggianico (Villapizzone, zona 8) e di via Einstein (Ortomercato, zona 4).
«Sono più di sei anni che ci battiamo perché l’area del Marchiondi acquisti il valore che merita - spiegano a una voce due persone che la sanno lunga sulla struttura per avervi fatto parecchi sopralluoghi lì: stiamo parlando di Pietro Accame e Walter Occhipinti, rispettivamente presidente del consiglio di zona 7 e capogruppo di Alleanza nazionale nello stesso consiglio di zona -. Da anni l’istituto è occupato da varie etnie: rom e ucraini in testa, anche 400 persone alla volta che convivono in situazioni igienico-sanitarie drammatiche. Extracomunitari che provocano disagi anche nei quartieri limitrofi. Adesso, alla notizia che verranno effettuati i lavori di cantierizzazione entro l’estate e si procederà allo sgombero definitivo, siamo molto soddisfatti. Dal punto di vista della sicurezza e della vivibilità dell’area la situazione, infatti, si era fatta insostenibile».