«I francesi hanno puntato sulla concretezza»

nostro inviato a Parigi

«È una vittoria epocale». Parola di uno dei più grandi storici di Francia, Max Gallo, che di politica se ne intende, essendo stato portavoce del governo ai tempi di Mitterrand. Un progressista che però, da tempo, non capisce più la sinistra e che al pari di pochi intellettuali, come Glucksmann, ha avuto il coraggio di esprimere il proprio apprezzamento per Sarkozy. A urne appena chiuse ha concesso questa intervista al Giornale.
Dunque una svolta, per quali ragioni?
«Perché Sarkozy ha avuto il coraggio di presentarsi come un uomo di destra, limitando allo stretto necessario i riferimenti a De Gaulle. Negli ultimi trent'anni nessun leader moderato aveva osato tanto. È un'autentica rottura con le tradizioni politiche di questo Paese».
Qual è stata la chiave del successo di Sarkozy?
«L'essere riuscito a proporre un progetto razionale e ben argomentato. I francesi dovevano scegliere tra la sua concretezza e l'evanescenza di Ségolène Royal che ha svolto una campagna emotiva, d'immagine, incentrata sui princìpi, ma senza nemmeno la traccia di una riforma organica. Le sue proposte erano confuse e, al momento di scegliere, gli elettori hanno optato per la chiarezza. Sarkò rappresentava la scelta più sicura».
Eppure Ségolène accusa Sarkozy di essere autoritario.
«E sbaglia. Sono rimasto scandalizzato dalle ultime dichiarazioni della Royal, che ha cercato di raccogliere voti agitando lo spettro della violenza nelle periferie. È un comportamento inammissibile per un leader politico. Ma per fortuna il ricatto della paura non ha funzionato».
E ora cosa dobbiamo aspettarci dal presidente Sarkozy?
«Quando lui afferma “dico tutto prima, per fare tutto dopo” è sincero. È un uomo d'azione, dinamico. Ritengo che inizierà dall'economia, mettendo mano alle 35 ore, alle pensioni, imponendo un servizio minimo durante i giorni di sciopero, nonostante una parte dei sindacati siano contrari a questa misura».
Prima però il suo partito, l'Ump, dovrà vincere le legislative. La destra è favorita anche per il voto di metà giugno?
«Tendenzialmente sì, ma è presto per esserne certi. Ma contando su una maggioranza favorevole potrà accelerare il suo processo di riforma».
Qual è la sfida più difficile?
«Mantenere la promessa di ridurre la disoccupazione sotto il 5%. Non se cinque anni saranno sufficienti».
In politica estera dobbiamo aspettarci una Francia meno sciovinista?
«Senz'altro più pragmatica rispetto a Chirac. Ho l'impressione che Sarkozy saprà far sentire la sua voce in Europa e non è un caso che intenda compiere a Berlino la sua prima visita ufficiale».
La sinistra dove ha fallito?
«Si è mostrata ancora una volta incapace di capire il mondo e di adattarsi alle esigenze della società».