I frontalieri del Superenalotto: fanno la spola per un 6

Raccontano che tutto sia nato in estate. Americani in vacanza in Italia assistevano stupefatti a file interminabili negli Autogrill. Ma gli italiani non erano lì per pagare una rustichella, bensì facevano incetta di schedine del Superenalotto. Qualcuno prendeva e imitava. I più volenterosi istruivano: «È una specie di Bingo, ma i numeri sulla cartella li scegli tu e poi bisogna fare sei».
Fosse facile. In ogni caso, oggi che il montepremi sfiora i 95 milioni di euro, lo stupore s’è trasformato in metodo. Il Guardian, quotidiano britannico, rivendica il merito di una simile impennata della posta in palio. «Se è così alto lo dovete a noi inglesi». Se non è merito della regina, Dio strabenedica Schengen. «Vengono qui a giocare intere famiglie di francesi - conferma Alex Siffredi, che gestisce una ricevitoria a Ventimiglia, appena oltre il confine -. Difficilmente investono più di un euro. Quelli che puntano i pezzi da cento sui sistemi siamo noi. Alla faccia della crisi». Comunque le targhe dei cugini transalpini da queste parti cominciano davvero a essere sospette, altro che gita nella riviera ligure. Di martedì, poi. «Però giurano che, indovinato il 6, comprerebbero di sicuro una villa alle Cinque Terre». Beati loro.
La transumanza in cerca del record mondiale delle vincite, del resto, a est è davvero ben organizzata. A Tarvisio non si sono mai visti così tanti austriaci, sloveni, croati e perfino ungheresi. Con buona pace di Michela Vittoria Brambilla, stavolta il fascino del Belpaese c’entra poco. La notizia di una lotteria che ti cambia la vita, basta azzeccare la sestina vincente, ha già fatto il giro d’Europa. E che ci vuole a passare la dogana? «Leggono i giornali, guardano la tv. Quando arrivano in negozio sanno già benissimo i numeri ritardatari: infatti hanno tutti un bigliettino con evidenziato “45”, il ritardatario per eccellenza», riferisce Mario, proprietario di un bar-tabacchi in città. Intanto le giocate «straniere» toccano il 50 per cento sul totale, una su quattro è opera di austriaci e sloveni. A Trieste la caccia grossa al 6 è affare in mano dei croati - «ma si accontenterebbero di un 5+1, scherza Roberto De Palumbieri, titolare di un punto scommesse in centro -. I clienti dalla Croazia sono come minimo triplicati, praticamente il 30-40 per cento di quelli che entrano nel locale. Acquistano schedine precompilate, dal costo di 3 o 5 euro, quindi incrociano le dita e sperano di ritornare a incassare». Stesso passatempo per gli svizzeri, pronti a scavallare oltre Chiasso pur di incontrare le dea bendata.
La febbre del Superenalotto non contagia solo i camionisti teutonici lungo l’autostrada del Brennero. Insomma, anche i ricchi ci provano. Chiedetelo a Paris Hilton, l’ereditiera che non manca un’ospitata o una sfilata tra vip, e Dasha Zhukova, diva delle passerelle nonché fortunata top model. Fortunata perché è la fidanzata di Roman Abramovich, magnate russo del gas e patron del Chelsea football club. Fonti informate del gossip fanno sapere che, in questi giorni, le due ragazze avrebbero ordinato l’acquisto di almeno 1.500 schedine del Superenalotto. Mille schede per Paris, 500 per Dasha. La prima promette che in caso di vincita destinerà il 10 per cento in beneficenza. Allora è tutto ok. E a chi l’accusa di avidità, candidamente Paris risponde: «Essere ricchi non è un peccato. E neanche tentare di diventarlo sempre di più». La modella di Mosca va per il sottile. Le schedine le ha fatte comprare tutte e 500 tra stazioni ferroviarie e aeroporti: non perché in Italia arrivare puntuali è questione di fortuna, ma perché poco tempo fa ha sbancato una lotteria del suo paese proprio grazie a un biglietto acquistato sui binari di San Pietroburgo. Cosa farebbe lei dei 94,8 milioni? I Pink Floyd, in epoca non sospetta, avrebbero comprato una squadra di calcio. Il guaio è che il suo Roman ce l’ha già. Un consiglio: con quei soldi potrebbe regalargli la ciliegina sulla torta. Ormai il prossimo (?) Pallone d’oro Cristiano Ronaldo vale giusto un jackpot.