I furbetti del bisonte

nostro inviato a bordo di un Tir

L’appuntamento è al distributore all’angolo con viale Certosa. Il solito. Dove ci siamo conosciuti otto anni fa. Quando lui, Fabrizio, visto come ero imbranato ebbe compassione e mi aiutò a cambiare la gomma in pochi minuti. Da allora siamo diventati amici. Riusciamo persino a vederci almeno una volta al mese al bar del Paolino in via Novara, per una partita a stecca.
«Amici? Andiamoci piano, amici è una parola grossa - mi dice devastando l'aria con una fragorosa risata - per esempio tu ti ricordi di me, come giornalista, solo oggi perché abbiamo piantato questo po’ po’ di casino, sennò chissenefrega dei nostri problemi. Noi sui giornali ci finiamo soltanto quando facciamo degli incidenti gravi e qualcuno ci lascia la pelle. Quindi almeno questa volta mi ascolti e racconti la verità alla gente su di noi e sulla fatica che facciamo a tirare avanti. Altrimenti...». Altrimenti? «Altrimenti ti butto giù dal camion, ovviamente. E ti mollo sulla corsia d'emergenza». Affare fatto. Anche perché, a bordo del bisonte azzurro di Fabrizio Rottoli, un bilico Iveco, lunghezza 16 metri e 50, e peso lordo 440 quintali, non si sta poi male a guardare il mondo dall'alto verso il basso. «Già per una volta, forse. Ma prova a farlo dal lunedì al venerdì. Prova a farlo quando sai a che ora parti ma non sai quando tornerai a casa. Mio figlio Giampiero, che è nato quindici giorni fa, sono riuscito a vederlo giusto il giorno che mia moglie ha partorito. Questo vuol dire fare i camionisti. Ho 43 anni, ma era così trent'anni fa, anche per mio padre. Anzi era pure peggio, perché i camion erano meno comodi, e c'era il Far West».
Entriamo sulla A4. Oggi per Fabrizio è una passeggiata: viaggia vuoto. O meglio, l'unico carico sono io. La nostra meta è Seriate, dove ci uniremo al presidio degli altri camionisti che stanno bloccando quell'uscita come molte altre in tutt'Italia, a sentire il bollettino di guerra che ci sta snocciolando Isoradio. «Non volevo nemmeno muovermi oggi, tanto sono schifato da come il governo ci ha trattato, poi mi sono detto: ci devi essere. In più sei arrivato anche tu a rompere le balle. Almeno oggi ho dormito un po' di più visto che, di solito, sono le quattro del mattino quando metto in moto. Carico carta, ponteggi, legname, a seconda del cliente, e vado spesso a Bologna, Arezzo, Roma. Ti ricordo che non si può guidare per più di nove ore al giorno, con pause di 45 minuti, dopo 4 ore e mezzo al volante. È una legge sacrosanta, intendiamoci, ma ciò significa che devi fare i tuoi conti prima di prendere la consegna. Perché i furbi, anzi i disonesti ci sono anche fra noi e quelli guidano fino a massacrarsi pur di soffiare un cliente e abbassare le tariffe».
Gracchia l'Alan, la radio Cb d'ordinanza, che non può mancare, anche se adesso, a bordo dei bisonti sono arrivati navigatori e cellulari. ’O Gallo 'nammurato, nome d'arte dell'autista che irrompe sul canale 38, parla della «farsa» degli sgravi fiscali e del bonus promesso con la Finanziaria a chi comprava camion ecologici. «Con i miei fratelli - dice Fabrizio - abbiamo preso due Euro5 da 180mila euro l'uno. Ci siamo svenati coi debiti. Dovevano darci una goccia: 3500 euro di incentivo. Niente. Come non sono arrivati i pedaggi scontati e il prezzo di favore per il gasolio. Ti faccio un esempio: per andare da Bergamo a Roma ci vogliono 150 euro di pedaggio andata e ritorno e 550 euro di gasolio. Se mi capita l'estero e devo attraversare il Frejus o il traforo del Monte Bianco ne pago 380 di pedaggio andata e ritorno. Visto che sono onesto e rispetto i tempi di guida, devo fare un certo prezzo a chi mi dà il carico. Così ecco che, senza agevolazioni, rischio, quando va bene, che il cliente mi paga a 120 o a 150 giorni e quando va male, che si rivolgono a qualcun altro che non rispetta le regole...». Sta perdendo il suo buon umore, Fabrizio. E adesso, a Cavenago, ci si mette pure la nebbia... «Già, la nebbia. Ma cosa puoi fare col nostro lavoro, ti fermi? Dove ci fermiamo noi se non ci sono aree attrezzate, né parcheggi? Se nell'area di servizio più di tanti camion non ci stanno. Dimmi? Dove ci fermiamo a dormire quando stiamo per crollare?».
Obietto, timidamente, che i sedili sui quali stiamo sprofondati si gonfiano pure a seconda del peso di chi sta sopra, che le cuccette sembrano letti e che c'è un buon tepore a bordo. «Allora stacci tu, notte e giorno in questo salotto e, occhio: non ti azzardare a guidare più del previsto perché il cronotachigrafo registra tutto e nemmeno a toccare un bicchiere di vino. Fai come me: bottiglia d'acqua e stop». Ma oggi mica devi lavorare... «Già, allora scendi, siamo arrivati non vedi il blocco? Ci abbiamo messo meno dei soliti 45 minuti e sono andati via più di venti litri di gasolio...». Mi stai dicendo che devo contribuire? «Ma va’ là...». Scusa, ma adesso chi mi porta indietro a Milano? «Boh, forse quello là, il Doriano. Se gli vai a genio».
Gabriele Villa