I «furbetti del cambio» colpiscono anche in città: tariffe al limite dell’usura

Turisti vittime delle agenzie cambia-valute. In centro 4,90 euro di commissione e tasse al 17,9%. Il 18 è illegale

Un’occhiata alla ricevuta, amara sorpresa: cambiare 20 dollari in euro significa incassarne 5 e spiccioli. Accade allo sportello del cambia valute di piazza Duomo. Motivo? Le tasse di servizio sono pari al 17,90 per cento e in aggiunta, dettaglio, c’è pure il fisso di 4,90 euro. Chiaro a tutti che il cambio non conviene e che, senza forse, è meglio pagare qualsiasi acquisto direttamente in dollari.
Ma, attenzione, la musica cambia a nemmeno duecento metri. Tra corso Vittorio Emanuele e Galleria del Corso ci sono alcuni sportelli change, con tanto di scritta al neon rossa: lì le spese di servizio scendono al 10 per cento e, dunque, il cambio è assai più conveniente. E idem accade in piazzetta Pattari, dove è applicato il 4 per cento di spese generali. Negozio che non occorre però segnalare sulle guide del turismo internazionale: c’è già e le note che accompagnano la segnalazione sono davvero entusiastiche.
Giudizi, valutazioni tutti positivi che si ritrovano anche per gli due sportelli di cambisti in via Cordusio e in via Cantù. In entrambi non c’è il rischio di correre brutte avventure, niente neon e non c’è traccia di cartellone elettronico che fa brillare il valore dei conii di mezzo mondo. Qui, per riportare il valore delle monete straniere in euro si usa una lavagna in ardesia nera e il gessetto bianco, mentre la ricevuta è un foglio di carta con scarabocchiati gli estremi della transazione. Ah, particolare: zero spese di servizio. Sì, avete letto bene: non si paga nemmeno un cents per cambiare dollari o qualcuna delle trenta e più monete in listino, ma la moneta dello scambio dev’essere almeno di cento dollari. Altrimenti? Sotto i cento è previsto il 3 per cento di detrazione e, quindi, concretamente, per dieci dollari se ne ottengono 3,80 ovvero novanta cents in più di quello che offrono gli sportelli delle multinazionali del cambio. Novanta cents che diventa nove euro in più ogni cento dollari.
«È una questione di strategia» dicono i titolari delle agenzie di via Cordusio e di via Cantù: «Se bisogna pagare personale, tenere aperti anche nelle ore notturne e di domenica, be’, diventa naturale applicare certe tariffe. È una necessità imposta per le multinazionali del cambio». Come dire: «Siamo competitivi puntando su valute di Turchia, Tunisia e Marocco. E restiamo sul mercato senza farci pagare tasse sul servizio - con la sola esclusione di tre euro di costi fissi per transizioni sotto i 100 dollari - che è un must per la clientela degli alberghi».
Clientela fissa, che ritorna perché non si corre il rischio di entrare con mille dollari e uscirne con in tasca sì e no duecentocinquanta grazie a quella spesa del 17,9 per cento che, fa sapere Bankitalia, con lo 0,1 per cento in più si chiama «tasso di usura».