I furbetti dello champagne beffano Briatore

Qualche notte fa in Costa Smeralda si è consumata al Billionaire di Flavio Briatore, locale chic & charme (anche) per parvenu del neo-tardo-capitalismo russo, una solenne truffa nonché la discutibile rivincita di tutti coloro che, per gran parte dell’anno, hanno le pezze al sedere ma aspirano ad alte scenografie. Se non proprio alte, almeno invidiate da molti. Dettagli e responsabilità sono ancora da dirimere, ma intanto si sa che il danno ammonta a 86mila euro. Tutti finiti in bollicine, alla lettera e metaforicamente.
La cosa che ha sorpreso fin da subito, invece, è che il truffato sia uno degli uomini affaristicamente più smaliziati d’Italia: quel Briatore che nemmeno una settimana fa, per trascegliere un esempio recente da una lunga lista, è riuscito a vendere le sue quote di maggioranza dei Queens Park Rangers, club di calcio inglese appena passato in Premier League, a Tony Fernandes, boss di AirAsia. Molto probabilmente facendosele strapagare (fonte: quasi tutti i quotidiani di economia e di sport del Vecchio Mondo). Ma Briatore è così: abituato volitivamente a vincere o, ad ogni modo, a non rimetterci un centesimo. Con lui siamo dalle parti del capitalismo reale, non di quello un po’ fasullo e perbenista che negli ultimi tempi viaggia sulle labbra di troppi economisti che ne lamentano l’assenza. Come è stata possibile, dunque, una perdita secca di 86mila euro dalle casse di uno dei più attenti businessman europei? I processi interni di accredito e pagamento al Billionaire sono da rivedere, da implementare, da correggere? Vediamo i fatti.
È tardo pomeriggio, il sole sta calando sulla collina di Pantogia e sulla baia di Porto Cervo, quando al Billionaire squilla il telefono. L’addetto alle prenotazioni - che sono tantissime in queste giornate di agosto - raccoglie la chiamata e riserva un tavolo da sei nel privé del locale. A telefonare è stato il comandante di uno yacht in rada lì vicino. Prassi comune: il comandante di un panfilo - che sia in affitto o di proprietà - già è una garanzia e poi non c’è motivo per cui un ricco debba svolgere da sé queste inezie di logistica quotidiana.
Poche ore dopo i sei - tutti russi: promessa e premessa di lauti guadagni - arrivano al Billionaire per fare nottata. Sono tre uomini e tre donne, sedicenti figli di imprenditori moscoviti, e si sa come vanno queste cose, con l’estate là fuori, la luna alta nel cielo che si riflette sul mare... Un bicchiere tira l’altro: alla fine si conteranno, tutte regolarmente ordinate, 90 bottiglie di Cristal, lo champagne glamour par excellence, una di Cristal Mathusalem (da sei litri), una di whisky (sarebbe interessante sapere se sono andati di scotch o di bourbon). Totale in euro: 86mila. Al momento di pagare, i sei chiedono che la fattura venga portata a bordo del loro yacht: pure qui prassi comune. Anche se un super-ricco ha in tasca dieci carte di credito platinum, è meglio che sia il comandante dello yacht a sbrigare le faccende di vil denaro e a mettere la ricevuta in contabilità.
La mattina dopo il cassiere del Billionaire porta il conto allo yacht da cui era partita la prenotazione, che è un «charter», cioè un’imbarcazione a noleggio come ne girano parecchie nelle località per vip. Passano un giorno, due, tre. Nessun saldo della fattura arriva al locale di Briatore. E nessuno, sullo yacht, conosce i sei russi che hanno brindato per tutta la notte. Chi ha fatto la telefonata dallo yacht al Billionaire?
Alla fine, l’amministratore della celebre discoteca decide di sporgere denuncia alla caserma dei carabinieri di Porto Cervo, davanti al maresciallo Giulio Brandano. Può darsi che la responsabilità ricada sul comandante dello yacht o su Nautica, società manager del panfilo che batte bandiera inglese e che rischia di essere messo sotto sequestro. Dei sei russi, che probabilmente sono ancora ubriachi mentre leggete queste righe, nessuna traccia.