I FURBETTI DEL GOVERNINO

Appesi a un teodem, incalzati dalla sinistra estrema, sostenuti dal passo traballante dei senatori a vita, i furbetti del governino passano un’altra notte attaccati alle loro instabili seggiole. Prodi regge e ottiene per un voto la fiducia del Senato. Ma quella del Paese, ormai è persa da un pezzo.
Ciò che si è visto ieri nei palazzi del Parlamento e dintorni è stato un film horror, di quelli che dovrebbero essere vietati ai minori di 18 anni. Noi, avendoli compiuti, purtroppo, siamo stati rimasti inchiodati al video, attratti come si è attratti solo dagli spettacoli più turpi. Vergognandoci anche un po’ di scoprire che si può arrivare tanto in basso.
Al Senato si votava il pacchetto sicurezza. Tralasciamo di dire che quelle norme, nate dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma, sono state progressivamente svuotate, senza nessun rispetto né per la vittima né per le esigenze degli italiani. Quello che fin dall’inizio avevamo temuto si è realizzato: più che un pacchetto, in effetti, ci hanno regalato un pacco.
Ma ancora peggio è come si è arrivati al sì finale, con uno slalom tra i regolamenti, piccoli ritardi, manovre tattiche, rinvii e trattative sottobanco, che rappresentano il peggio del peggio della politica che gli italiani non sopportano più. S’è mai visto un governo che, appena ottenuto il voto di fiducia su una norma, annuncia che quella norma sarà cambiata? Ecco ieri è successo. Così alla fine Prodi è rimasto in piedi, anche se per un voto appena: è stato Cossiga a salvarlo, dicendo sì «non per approvare un’inutile leggina», come ha detto, ma per evitare la crisi.
Ma davvero la crisi è evitata? Quello che s’è visto dopo le 22 di ieri sera è peggio di una onesta caduta. È una maggioranza che perde i pezzetti e anche le Binetti. La senatrice cattolica del Pd ha votato contro, Andreotti pure: entrambi erano contrari a una norma sull’omofobia inserita a sorpresa nel maxiemendamento su ordine di Rifondazione. Risultato? Il governo la sfanga. Ma cede ancora una volta all’estrema sinistra e lascia dietro di sé uno strascico di polemiche, con Dini che dichiara: «La crisi è inevitabile» e «siamo al capolinea». Ecco, se siamo al capolinea forse sarebbe meglio scendere dal tram, piuttosto che sferragliare ancora con pateracchi del genere. Perché da stasera sia Prodi sia gli italiani sono, se possibile, meno sicuri di prima.