I FURBETTI DEL SALOTTINO

I furbetti del quartierino? Chi li conosce? Scusate, amici: c'eravamo sbagliati. Stiratevi il cachemire, e via andare: con le Tod's si corre che è un piacere. Uno non se ne accorge, svolta l'angolo ed è già su un altro pianeta. Unipol? Non pervenuta. Le coop rosse? Non c'entrano. E i Ds nemmeno. Fassino, per esempio, telefonava a Consorte solo perché aveva bisogno di una polizza vita. E D'Alema alle Generali ha chiesto al massimo un preventivo: che dice, presidente, si possono assicurare anche le barche? Ci vediamo a pranzo, così magari mi fa lo sconto sul premio annuale.
Avete notato? Sembra che improvvisamente tutti abbiano una gran fretta di chiudere il caso delle scalate. Basta, non se ne parli più: che cos'è tutta 'sta caciara? Disturba. Cosa dite? Che fino a ieri la caciara piaceva? La mamma non ve l'ha insegnato? Il gioco è bello se dura poco. E, comunque, dura solo fino a quando piace a loro.
Della Valle, per esempio, si è stancato. Adesso lui vuole parlare di «soft economy». Argomento interessante: mica come questa storia delle scalate che riguarda appena (parole sue testuali) «quattro magliari» e «due o tre pirati». I Ds, è chiaro, «non c'entrano nulla», le Coop neppure, e non parliamo di salotti buoni, che «se ci fossero davvero, questo branco di pezzenti stava ancora a Miami con il motorino» (anche se, per quanto strano le possa sembrare, signor Della Valle, stare a Miami in motorino non è la cosa più sfigata del mondo. Per esempio: stare a Sesto San Giovanni in metrò è peggio). Comunque basta. Basta parlare di questi pezzenti col motorino a Miami, questi «banditelli», come li chiama Carlo De Benedetti. Per inseguire loro, lamenta l'Ingegnere, «non si parla dei problemi dell'Italia». Ma se la scalata al cuore finanziario del Paese non è «un problema dell'Italia», allora che cos'è? Una svista?
Strano, perché nei mesi scorsi avevamo avuto un'altra impressione. Quest'estate, per esempio, la campagna contro i furbetti del quartierino era partita da tre grandi quotidiani, Corriere, Repubblica e Sole 24 Ore, e tutti sparavano a palle incatenate contro gli scalatori, Ricucci, Fiorani, ma anche Unipol e coop, che avevano avviato l'assalto alle grandi banche e forse anche ai giornali. Allora dicevano che era un problema per il Paese. E adesso? Com'è possibile che tutto ciò sia ridotto a «quattro magliari e tre pirati»?
Delle due l'una: o quelli erano davvero «un branco di pezzenti» e allora hanno sbagliato allora ad agitarsi tanto. Oppure quelli erano davvero pericolosi. E allora è giusto andare avanti e capire quello che è successo. Perché fermarsi? Ci viene un sospetto. Ci avete fatto caso? Una volta sistemate le cose che stavano loro più a cuore, in particolare salvata l'amata Bnl, i furbetti del salottino all'improvviso hanno preso a far volare ramoscelli d'ulivo. E forse anche d'Ulivo. «I Ds non c'entrano, le coop neppure». Ma certo: abbiamo scherzato. Allora dagli addosso al Giornale (colpevole di continuare a fare il suo mestiere) e a Berlusconi (che ha osato raccontare al giudice un fatto di cui era venuto a conoscenza). In fondo, ora che Fassino non può più sperare di dire «abbiamo una banca», che male fa? Lo si salva, lo si tiene a bagnomaria, debole com'è gli si fa trangugiare qualsiasi rospo e via, verso un altro pianeta. Ma sì, buon viaggio, e che le Tod's vi portino lontano. Noi però restiamo qui. Non abbiamo banche da difendere, vogliamo solo capire. E a volte a piedi scalzi si capisce persino meglio.