I furbetti del tumore: finte malattie per avere i rimborsi

NapoliIl record (poco invidiabile) lo ha battuto un signore sui quarant'anni, impiegato statale, miracolosamente guarito da una mezza dozzina di tumori, spuntati come funghi in diverse parti del corpo. Ma, era tutta un bufala: il male, non lo aveva mai colpito, si trattava, in realtà, di un escamotage per incassare in busta paga quel 19 per cento di rimborso che il fisco riconosce per le spese mediche sostenute a ogni lavoratore dipendente. Inesistenti spese mediche nel caso dell'impiegato ma, anche di altri 900 napoletani, autori di una truffa ai danni dell'erario, scoperta dalla Guardia di finanza di Napoli.
Ai 900 tutto sommato è andata bene, perché sono stati denunciati in stato di libertà, per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture inesistenti mentre, per i partecipanti alla associazione per delinquere che hanno ideato la truffa, complessivamente 17, all'alba di ieri sono scattate le manette. Gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alle frodi fiscali.
La presunta promotrice della organizzazione era una commercialista, Rosaria Dino, 44 anni, studio nella Galleria Umberto primo, nel cuore della city. Tra gli arrestati vi sono anche il marito della professionista e alcuni procacciatori finti malati, disposti a frodare il fisco, pur di incassare quel 19 per cento di rimborsi, poi da spartire fifty-fifty con la banda. L'ammontare della truffa è di 14 milioni di euro ma, si tratta solo di una goccia nel mare. La frode, infatti è ben più cospicua. Sviluppi sono imminenti, non solo su Napoli ma, addirittura, su tutto il territorio nazionale.
Al Comando provinciale della Fiamme gialle napoletane, diretto dal generale Giovanni Mainolfi, sostengono che ci si trovi davanti a una colossale truffa, da nove o dieci zeri. L'inchiesta, infatti, avrebbe fatto emergere «comprovate connessioni sovra-regionali - spiegano in Procura - sulla base dei dati acquisiti nel corso delle indagini, il sistema di frode potrebbe assumere dimensione miliardaria su scala nazionale».
In sostanza, i «malati immaginari», dopo essere stati agganciati dai procacciatori della Dino, si affidavano alla organizzazione criminale per ottenere indebitamente rimborsi di imposta attraverso la presentazione del Modello 730 ma, con le voci gonfiate. I procacciatori erano personaggi inseriti nel mondo del lavoro: impiegati comunali, un vigile del fuoco, postali. Questi lavoratori «arrotondavano» cercando tra i loro colleghi, persone disposte a intascare in busta paga, i rimborsi previsti per i lavoratori dipendenti, sottoposti a cure mediche.
Interventi chirurgici delicatissimi, visite mediche specialistiche molto costose, malattie gravissime dalle quali si guariva miracolosamente, acquisto di protesi sofisticate. Addirittura si sono verificati casi di inesistenti malattie che colpiscono esclusivamente le donne ma attribuite a dipendenti dello Stato di sesso maschile. I rimborsi illecitamente intascati, per ognuno dei 900 variava dai 20mila ai 30mila euro annui. Ci sono stati casi di lavoratori che spendevano per curarsi più di quanto intascassero di salario.
Naturalmente, per ottenere i rimborsi, era necessario fornire come prova delle prestazioni mediche dichiarate, una documentazione fiscale. L'organizzazione presentava per conto dei 900 indagati una documentazione fittizia, formalmente rilasciata da inconsapevoli medici (quindi completamente estranei alla frode). I finanzieri hanno ascoltato centinaia di medici in qualità di testimoni, ottenendo le conferme che cercavano.
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