I gasometri un reperto da museo

(...) e riutilizzo. Quali sono i criteri e gli interventi opportuni rispetto a un patrimonio tanto vasto quanto controverso? Queste le domande poste al convegno internazionale «Beni Culturali e Industriali della Liguria. Conoscenza e Valorizzazione». Anteprima nella sede di Confindustria e dibattito a Palazzo Tursi ove esperti, docenti e protagonisti del mondo delle imprese ieri si sono confrontati sui temi dell'archeologia industriale e su esempi concreti. Teatro dell'evento una città, o meglio una regione, fortemente segnata dal passaggio all'economia industriale, basti pensare alle Acciaierie di Cornigliano, alle Officine Ansaldo, ai Magazzini del Cotone e ai silos a Genova, all'industria chimica di Savona o all'Arsenale Militare e ai cantieri navali della Spezia.
Dalla panoramica sul patrimonio ligure di Sara De Maestri, docente a Ingegneria e coordinatore regionale dell'AIPAI, fino ad arrivare alla vexata quaestio di Cornigliano. Dopo la chiusura della cokeria e dell'altoforno, tanti gli interrogativi sull'immensa area in dismissione, primo fra tutti il destino dei gasometri. Fra chi li vorrebbe conservare - come l'Assessore Borzani - e chi soltanto dimenticare, le parole di Enrico Da Molo (Direttore Società per Cornigliano spa). Dopo aver considerato esempi analoghi (Ruhr, Vienna, Roma, Bovisa) e appurato l'impossibilità di ristrutturarli, si è optato - anche per la vicinanza alle case - per la demolizione, che lascerà spazi preziosi per i progetti che si stanno definendo: una zona per l'Autorità Portuale, una nuova strada di scorrimento e un quartiere. Perché non sempre la conservazione tout court o la museificazione sono la risposta adatta - e possibile - alle esigenze di una comunità. Ma ogni caso è una storia a sé e un capitolo tutto da scrivere.