I gazebo dei diesse invadono il Montestella

La kermesse si aprirà il 25 agosto e durerà tre settimane. I cittadini: «Per noi ricomincia l’incubo di nove anni fa»

Gianandrea Zagato

Undicimila e rotti metri quadri. Che metro più metro meno fanno qualcosa come due stadi e mezzo di calcio. Fotografia mica male di un’area che il settore parchi e giardini del Comune di Milano «concede» al «sig. Franco Cazzaniga, quale rappresentante legale della federazione milanese Democratici di Sinistra». Che su quei due stadi e mezzo di calcio impianta la festa nazionale dell’Unità, sessant'anni dopo la prima kermesse nazionale che si svolse in quel di Mariano Comense.
Anniversario che si celebra nel capoluogo lombardo, al Montestella. Sì, nel polmone verde di Milano che, negli ultimi anni, è stato completamente ripiantumato, curato e nuovamente strutturato. Ragione più che sufficiente, secondo i residenti del quartiere, il Qt8, per dire «no al festival diessino»: «La battaglia del Montestella l’abbiamo già vinta nove anni orsono, quando ogni estate assistevamo impotenti allo scempio del verde. Battaglia vinta con carte bollate che, alla fine, ci diedero ragione. Ma, adesso, si ricomincia». Rischio condito da salamelle, crauti e dibattiti sulla pace: spettro che spinge i promotori a minacciare di incantenarsi agli alberi e che, tra l’altro, spacca pure il governo di Palazzo Marino.
E non è, sia chiaro, questione brutalmente ideologica: la querelle è «di natura tecnico-ambientale». «Un festival nazionale significa incontri culturali, dibattiti e appuntamenti con i vertici massimi di partito e di governo. Traduzione: l’impatto è devastante per un gioiellino verde come il Montestella» chiosa uno dei promotori del comitato che farebbe carte false pur di «sgomberare» gli indesiderati ospiti. Per il Montestella ne vale la pena, «anche se il quartiere è ben lontano dal modello realizzato dall’architetto Piero Bottoni, colpa del degrado e del caos che, purtroppo, regna sovrano» chiosano i pasdaran della protesta.
E mentre Fausto Colombo, uno dei progettisti dello spazio verde, mette nero su bianco il «rischio» che gazebo e padiglioni diessini possono «provocare irrimediabili danni all’attuale sistemazione verde delle piane del Montestella», dalla Quercia arriva una nota firmata dal segretario provinciale Pierfranco Majorino pronto a «scommettere» che «lasceremo l’area in condizioni migliori di quelle in cui l’abbiamo trovata» perché «abbiamo presentato (in Comune, ndr) un progetto che prevede l’utilizzo del Montestella in aree senza alberi».
Peccato che le fotografie scattate da quelli del comitato (sono visibili sul sito www.montagnetta.com) provano l’«incompatibilità» del festival in quell’area: immagini di lavori in corso che raccontano un’altra verità, quella di uno spazio di undicimila e più metri quadri rivoltato come un calzino. Scatti che confrontati con quelli pre-festival «già fanno mettere le mani nei capelli». Situazione non ignota all’amministrazione comunale - da sempre attenta alle tematiche ambientali e alla difesa del verde - dove il vicesindaco Riccardo De Corato assicura «di avere in mano molte garanzie: oltre alla cauzione (120mila euro, «sei volte il dovuto»), i tecnici comunali accerteranno eventuali danni dei quali si farà carico il partito». Assicurazione che, comunque, non convince quelli del Qt8, colpiti «dallo scarsa attenzione al verde, se non a parole, dei diesse: sempre pronti a reclamare il rispetto di prati e di alberi, tranne nel caso della loro festa».
Annotazione sulla «coscienza ecologica» che si teme possa coinvolgere pure nel futuro altri partiti, «togliendo ossigeno e ricreazione ai cittadini, alle migliaia di milanesi che, ogni giorno, frequentano il parco». Quelli che non credono alle «feste» ecocompatibili.
gianandrea.zagato@ilgiornale.it