I generali confermano: pressioni E Speciale andrà dal magistrato

Anche le testimonianze di Pappa e Favaro ai Pm provano che il viceministro diessino impose al comandante della Guardia di Finanza rimosso dal governo lo spostamento dei quattro ufficiali delle Fiamme gialle di Milano che erano al centro delle indagini su Unipol-Bnl

da Milano

Sull’azzeramento della gerarchia della Guardia di finanza a Milano con l’avvicendamento di quattro ufficiali, adesso tocca al comandante generale della Gdf, Roberto Speciale. Il sostituto procuratore di Roma Angelo Antonio Racanelli dovrebbe sentirlo già tra martedì e mercoledì sulle ingerenze del viceministro Vincenzo Visco, segnalate nel luglio scorso in Tribunale a Milano. Racanelli ha avuto un confronto con il procuratore capo Giovanni Ferrara che lo ha pregato di svolgere gli accertamenti in tempi ragionevolmente brevi. La chiarezza viene infatti letta come necessaria da tutti. E non solo dalle persone coinvolte. Ma anche dalla Guardia di finanza, dal governo, dalla CdL e dai ds di Massimo D’Alema. Per questo Racanelli sta concludendo la prima tornata di interrogatori. Dopo il colonnello Michele Carbone, presente alla telefonata di fuoco tra Speciale e Visco, ecco i due generali, Italo Pappa e Sergio Favaro, che tra venerdì e sabato hanno già firmato le loro deposizioni a piazzale Clodio. Testimonianze che suffragano le parole di Speciale messe a verbale il 17 luglio 2006. Visco avrebbe chiesto prima a Pappa e poi a Favaro di attivarsi per avvicendare la gerarchia sotto la Madonnina.
Con un retroscena rilevante. Non è vero che Visco chiedeva le sostituzioni a Milano dopo aver raccolto le doglianze di Favaro, che prospettava delle criticità su Milano. Il viceministro voleva azzerare Milano ancor prima di conoscere la situazione prospettata da Favaro, vera o meno che sia. E infatti quel 13 luglio prima di incontrare Favaro alle 16, Visco aveva già chiesto a Pappa, incontrato alle 15.30, l’avvicendamento dei quattro ufficiali. «Il vice ministro mi rappresentava - è infatti quanto ricorda Pappa - l’opportunità di valutare la possibilità di movimentare ad altri incarichi alcuni ufficiali alla sede di Milano». Una richiesta tanto insolita da spingere il comandante in seconda a chiederne i motivi: «Visco mi disse a mia precisa domanda che non esistevano motivazioni specifiche per trasferire gli interessati». Subito dopo gli appuntamenti con Pappa e Favaro, Visco si vide sempre nell’ufficio di piazza Mastai con Speciale: «Visco mi mostrò un appunto dattiloscritto recante i nomi dei quattro ufficiali della Gdf della Lombardia. Mi ha impartito l’ordine di avvicendare i suddetti ufficiali e di avanzargli delle alternative proposte di impiego. Visco ha inoltre disposto perentoriamente di concertare da quel momento in poi ogni decisione d’impiego con i generali Pappa e Favaro». Perentoriamente.
Una riflessione andrebbe anche spesa sull’atteggiamento avuto dai due generali, che rappresenta un altro snodo cruciale in questa vicenda. Stando almeno al racconto di Speciale, sembra infatti che Pappa e Favaro, subito dopo l’incontro con Visco, si siano adoperati attivamente per assecondare le volontà del vice ministro. Contattano l’ufficio personale, predispongono liste di ufficiali da inviare a Milano, magari in taluni casi con avvicendamenti ritenuti di assoluta fiducia per Favaro. E poi coltivano rapporti diretti con le Fiamme gialle scelte da Visco per il suo gabinetto, ovvero il colonnello Mario Ortello e il generale Zignani. Che, tra l’altro, risultano ancora in servizio alle dipendenze di Visco seppur questi non abbia più le deleghe sulla Gdf. Ma andiamo avanti: Pappa minimizza le preoccupazioni del procuratore capo di Milano Manlio Minale. Raccoglie le pressioni di Visco di far partire immediatamente i messaggi di avvicendamento e le riversa su Speciale. Questo stando sempre al racconto di quest’ultimo: «Alle 20.06 il generale Pappa mi disse di diramare i trasferimenti degli ufficiali». Da quando Speciale chiede ragione del loro atteggiamento, Pappa e Favaro puntano l’indice contro Visco. Esprimendo stupore per le sue richieste. C’è da chiedersi come mai ciò accade solo in un secondo tempo. Sembra infatti che i due si «sgancino» da Visco semmai il vice ministro li avesse prima avvicinati. Tanto che a fine luglio firmano con tutti gli altri generali di Corpo d’Armata il prospetto di sostituzioni che pone fine al braccio di ferro con l’autorità politica. Il cambio d’atteggiamento avrà dei motivi. Sembra difficile che sia stato alimentato solo dalle richieste di chiarimenti del numero uno. Magari Pappa e Favaro coltivavano idee precise sul futuro del Corpo. E se l’avvicendamento di Milano fosse il segmento di un progetto assai più ampio? Progetto da lanciare in più fasi, fino addirittura alla successione dello stesso Speciale?