Ma i generali non vogliono altre truppe

Ma che succede ai generali americani? Per anni si sono lamentati di non aver abbastanza soldati per poter controllare l'Irak e domare la guerriglia ed ora che il presidente Bush si dice disposto ad accontentarli, aumentando le attuali 135mila unità presenti in teatro, ecco che alcuni ufficiali in posizione chiave - a partire dal comandante del Centcom, il generale John Abizaid, che lascerà il suo incarico nel giro di quattro mesi - dicono che una mossa del genere non è necessaria, forse potrebbe risultare dannosa. Il tutto mentre il livello della violenza in Irak rimane altissimo, dopo aver toccato la soglia di 4.000 attacchi al mese durante l’estate.
Quello che alcuni generali temono è una mossa «politica» di breve durata, senza una chiara strategia, che non servirebbe affatto a risolvere i problemi iracheni. Un incremento delle forze americane di 10 o 20mila uomini per la durata di qualche mese permetterebbe magari di stabilizzare situazioni critiche come quella di Bagdad, ma non appena le truppe extra tornassero alle proprie basi i progressi compiuti andrebbero in larga misura perduti. Si potrebbe però massimizzare l’effetto del potenziamento combinando l'incremento di soldati con una sovrapposizione tra reparti smontanti ed entranti. In questo modo per qualche mese la forza sul terreno potrebbe aumentare di quasi un terzo.
Abizaid e altri comandanti, come il generale George Casey, che comanda le truppe in Irak, e anche membri dello staff del Comitato dei capi di stato maggiore ritengono che la risposta alla crisi irachena non richieda altri soldati Usa, bensì un’azione diplomatica, finanziaria e non militare a largo raggio, coincidente con l'assunzione di maggiori responsabilità da parte delle forze di sicurezza irachene.
Però generali dell’US Army e larga parte di quelli dei Marines pensano che un incremento delle truppe in Irak, accompagnato da un cambio di strategia, che assegni alle forze Usa il compito di condurre operazioni controguerriglia non convenzionali e molto aggressive, potrebbe infliggere seri colpi alla guerriglia e controllare la violenza settaria.
Chissà se alla fine si arriverà ad un compromesso tra le due posizioni: un potenziamento del contingente Usa, finalizzato ad operazioni antiguerriglia, accompagnato da una nuova enfasi nella preparazione delle forze di sicurezza irachene, che toccheranno una consistenza di 325mila uomini a fine anno, ma che sono ancora largamente impreparate e incapaci di condurre operazioni autonome di combattimento, potrebbe fornire una risposta convincente nel medio termine. Già, perché il nuovo esercito iracheno ha bisogno di almeno altri sei mesi di rodaggio, mentre la polizia è messa ancora peggio.