I Genesis tornano insieme A luglio show al Colosseo

Antonio Lodetti

da Milano

Estate 1966. Tre studentelli inglesi del prestigioso Charterhouse College si mettono insieme per formare una band sui generis, lontana anni luce dai suoni duri e proletari del rock. Sono tre carneadi di nome Peter Gabriel, Mike Rutherford e Tony Banks, ma pochi mesi dopo diventano una icona del rock progressivo o romantico col nome di Genesis.
Autunno 2006. Quegli studentelli hanno vissuto da protagonisti tutte le stagioni del rock; si sono divisi, rimessi insieme, hanno preso strade diverse ed ora - con tutti gli acciacchi dell’età ma tanto entusiasmo - riformano la gloriosa band. È ufficiale: tornano i Genesis, ma non agitatevi, tornano in formazione a trio con Phil Collins (che entrò nella band come batterista nel 1970 dopo John Silver e John Mayhew) e senza mastro Gabriel. A 15 anni dall’ultimo concerto ripartono con il Turn It On Again Tour (titolo della loro ultima antologia) con un’unica tappa italiana, a metà luglio, al Colosseo, eredi di Paul McCartney, Simon & Garfunkel, Billy Joel e Bon Jovi al Telecomcerto. La band renderà ufficiale la data martedì a Londra, durante una conferenza stampa. Genesis dimezzati senza Gabriel e senza Steve Hackett (che prosegue la sua carriera da chitarrista classico - sperimentale e pubblica in questi giorni un nuovo cd). Fan delusi? Non proprio. Anche se a marzo il suo rientro nella band sembrava cosa fatta; anche se nel ’99 Gabriel e Collins tornarono a Canossa nell’antico alveo dei Genesis (ma solo per incidere una nuova versione del classico Carpet Crawlers da inserire nell’antologia citata), pochi credevano in una resurrezione al gran completo. Gabriel ormai ha lasciato a metà anni Settanta, quando la sua teatralità - unita a melodie classiche e cerebrali, cantilene popolari, sinfonismo e jazz rock, immagini fiabesche e medioevali - segnò la cifra stilistica della band. Melodramma, ritmo, armonie orecchiabili e pompierismi vari portano un successo stratosferico unito agli strali degli appassionati di rock duro e puro. Le sue perle sono (a parte l’album di debutto From Genesis To Revelation) l’epica saga di Trespass, il colorismo e le ballate di Nursery Crime, le contaminazioni ante litteram - dal rock al musical alle suite barocche - di Foxtrot, Selling England by the Pound fino all’opera rock sperimentale The Lamb Lies Down On Broadway. Poi la mano passa a Collins, batterista- cantante di grande appeal; i suoni si alleggeriscono mollando il sinfonismo e avvicinandosi al pop con Trick of the Tail, Wind and Wuthering, il bel live parigino Seconds Out. Anche Hackett li lascia ma Collins - sempre più leader pur coltivando il suo giardinetto da solista e da autore di colonne sonore - prende il comando del trio con un album deludente intitolato And Then There Were Three. Collins diventa la star del techno pop e del pop sintetico; il Genesis sound è completamente stravolto e fa ballare il pubblico, tanto che We can’t Dance diventa il loro album più venduto in carriera. Alle critiche Collins risponde: «Siamo stati i pionieri delle contaminazioni tra generi e stili. Si può criticare il nostro percorso artistico ma non la nostra voglia di cercare nuove strade che spesso i giovani non hanno» ma poi, un po’ demotivato, un po’ ingolosito dalla carriera da rockstar, lascia gli ex compagni che, reclutati il batterista Nir Zidkyahu e l’ex voce degli Stiltskin Ray Wilson, affondano col pessimo Calling All Stations.
È la fine dei Genesis? Lo prova la carriera solista di Phil, il suo tour d’addio passato due anni fa dall’Italia, l’album Testify e le colonne sonore per i cartoni disneyani Tarzan e Brother Bear, anche se lui annuncia: «Mi piacerebbe un giorno suonare la batteria la fianco di Peter». Per ora rimane un sogno; lui, Peter, è troppo preso tra gli affari e la sua etichetta Real World a caccia di nuovi talenti. E poi, le antiche rivalità dove le mettiamo? In compenso il motore dei Genesis reduci si sta gia scaldando...