I genii dei binari

Abbiamo la ricetta per salvare le Ferrovie: aumentiamo il prezzo dei biglietti. Capperi, chi è il genio? Pico della Mirandola? Il figlio segreto di Leonardo da Vinci e Archimede? Einstein in uno dei suoi migliori travestimenti? Da quale lampada di Aladino è uscita la mente sovrannaturale che ha prodotto questa pensata? E, soprattutto: davvero c'è qualcuno che crede di risolvere tutti i mali dei nostri treni facendo pagare più caro un posto sull'Eurostar? O almeno: c'è qualcuno che osa sostenerlo? Chi è quel mostro di coraggio? Ditecelo, per favore. Perché se riesce a convincere anche una sola persona merita l'Oscar. Miglior interpretazione e regia, sezione facciatostismo.
Ma sì, è un film comico. E del resto il ridicolo è l'unica cosa che riesce a correre veloce sui nostri binari. Il copione l'avete visto tutti: i dirigenti delle Ferrovie, cioè l'ex sindacalista Mauro Moretti e il nuovo presidente Innocenzo Cipolletta, si presentano davanti alle commissioni di Camera e Senato e lanciano l'allarme: «Siamo sull'orlo del baratro, le Ferrovie falliranno». Titoli di giornali, titoli di telegiornali, strilli vari. Scatta il panico, intervengono gli esperti. A questo punto la scena madre: si annuncia un progetto rivoluzionario per uscire dalla galleria infinita in cui sono entrati i nostri locomotori. Suspense, attesa, qualche ora di silenzio. E poi il colpo di scena, ecco qua il piano geniale dei nostri due eroi: i biglietti di Intercity, Eurostar e treni ad alta velocità saranno più cari a partire dal 1° gennaio. Aumenti fino al 20 per cento. The end. Originale, no? Come l'arrivo della cavalleria nei western, le scazzottate nelle commedie di Bud Spencer o la nebbia in val Padana. E, naturalmente, l'assassino è il maggiordomo.
Ha ragione Altan: diteci quanto fa, e piantiamola lì. Paghiamo lo stesso, ma almeno è più dignitoso. Vi pare? C'era bisogno di tutta questa sceneggiata del fallimento? Del «nuovo piano»? Del progetto rivoluzionario? Tutto per finire ad aumentare i biglietti? I casi sono due: o ai piani alti delle Fs hanno deciso di candidarsi come eredi di Mario Merola o hanno voglia di prenderci in giro. Nella prima ipotesi, se la vedano con Gigi D'Alessio. Nella seconda, basta e avanza il servizio che offrono tutti i giorni.
Il viceministro Visco (ebbene sì, quando i cittadini devono pagare di più spunta sempre fuori quest'uomo) se la prende con i vecchi dirigenti delle Fs. In effetti che l'amministratore delegato delle nostre sfasciate Fs sia stato liquidato poche settimane fa con una buonuscita di 7 milioni di euro (ringraziamento per aver mal gestito l'azienda?) è un fatto che grida vendetta al cospetto di Dio, dei binari e anche un po' del mio portafoglio. Però, ecco, l'ex sindacalista Moretti che adesso fa tanto il duro e puro e, come scrive il Corriere, «alimenta il suo mito», è già amministratore delegato da qualche tempo. Ed è in parte responsabile del disastro. Non dovrebbe chiedere soldi: dovrebbe chiedere scusa.
O, per lo meno, se proprio vuole alimentare il suo mito che si facesse venire un'idea un po' meno stantia di questa che puzza di vecchio come la barba di Matusalemme. Suvvia, l'aumento delle tariffe. Lo facevano già Rumor e Andreotti, quando diceva: ci sono solo due tipi di matti, quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare le Ferrovie. «Abbiamo risparmiato i pendolari», dicono adesso dirigenti e ministri. Oh bella: e che si poteva chiedere ancora ai pendolari? Già si chiede loro il sangue tutti i giorni. Ai pendolari bisogna pagarli per ciò che sopportano ogni mattina nelle stazioni delle loro infinite viecrucis. Altro che chiedere ancora qualcosa.
Va notato, incidentalmente, che le tariffe ferroviarie non aumentavano dal 2001. Cinque anni di governo di centrodestra nemmeno un rincaro, arriva il centrosinistra, zac, ecco la stangata. C'è qualcosa che non torna: Berlusconi non era l'affamatore dei ceti medi? E cosa c'è più di ceto medio che prendere un treno? Si badi bene: si parla di treno, mica jet privato o aereo blu. Non sapendo dare una spiegazione ragionevole al paradosso, il ministro Bersani sostiene che il governo Berlusconi, non aumentando le tariffe, fece demagogia. Evidentemente la follia del locomotore travolge anche le persone più sensate. Sicuro: non aumentare le tariffe è demagogia. Aumentarle, invece, è il modo per risolvere tutti i problemi delle ferrovie. E di questo passo la prossima mossa che cosa sarà? Una sovrattassa per ogni cimice che s'incontra in carrozza? Un rincaro per ogni pidocchio? Un incremento del biglietto causa sfruttamento di bacilli nelle toilette? Chiamate il genio delle Ferrovie e mettetelo subito al lavoro. In fondo la sede si trova in piazza della Croce Rossa: ormai abbiamo perso il treno, non ci resta che chiamare l'ambulanza.