I genitori di Alessio: "Macché incidente, è un omicidio"

La tragedia di Roma. &quot;Correva e passava col rosso, il caso non c'entra. Ha rubato le chiavi dell'auto? Il papà di Lucidi ci fa pena&quot;. <a href="/a.pic1?ID=264043" target="_blank"><strong>Stefano e Valentina</strong></a>, i ribelli a tutto gas. <a href="/a.pic1?ID=264044" target="_blank"><strong>Alessio e Flaminia</strong></a>, insieme un passo dalla laurea

da Roma

«Mi hanno ucciso Alessio e non ho potuto nemmeno donare i suoi organi». Ha gli occhi lucidi ma non piange Stefano Giuliani, dirigente infermieristico, 54 anni passati con la schiena piegata a lavorare per crescere Alessio, 23 anni, e Andrea, a 25 anni già ingegnere. Il più piccolo gli è stato portato via giovedì sera a Roma da una Mercedes condotta da Stefano Lucidi, un 35enne con precedenti penali e la patente sospesa dal 2001 perché guidava drogato. Stefano, anche tre giorni fa forse aveva assunto cocaina e stava litigando con la fidanzata Valentina, figlia dell’ex bomber della Lazio Bruno Giordano, che la sera sarebbe dovuta restare in casa fino alle 21 perché sottoposta a obbligo di dimora. Alessio e Flaminia, invece, due anni d’amore passato tra i banchi di Economia e Commercio e le gradinate dell’Olimpico, buona parte delle loro serate le passavano a studiare. Giovedì però avevano cenato in via Salaria 195, coi genitori di lui, come facevano spesso e poi si erano concessi una serata con gli amici. Stefano e la moglie Angela, capelli corti, occhi gonfi di lacrime e una dignità che atterrisce, non li hanno mai più visti vivi. Hanno salutato il figlio sorridente e lo hanno ritrovato all’obitorio. Il cuore di Flaminia, invece, ha battuto ancora per 12 ore. Poi è stato trapiantato insieme a reni e fegato. Di Ale e «Chiotty» rimane il ricordo, due grandi foto in cui si abbracciano appese in camera di Alessio, accanto a quelle autografate da Totti e dalla Ferilli. I genitori, le mostrano orgogliosi, ma non staccano gli occhi dall’immagine del figlio a tre anni mascherato da Pierrot e da quella in cui, poco più grande, stringe il fratello Andrea, entrambi vestiti da moschettieri. In quella camera c’è tutto Alessio, anche se lui non c’è più.
Stefano, cosa ricorda di giovedì?
«Che Alessio e Flaminia avevano cenato da noi. Solitamente se lei era in macchina tornava sulla Cassia da sola mentre quando era in motorino la scortava lui. Facevano sempre la stessa strada. Invece quella sera sono passati per via Nomentana perché avevano ricevuto una telefonata dagli amici per uscire».
Avete saputo immediatamente che era morto?
«No, solo all’1 e 30, perché la municipale non lo ha identificato subito. L’impatto con la Mercedes era stato così violento da catapultare lui e Flaminia lontano dal punto dell’incidente e la patente che aveva in tasca era volata via. Quando sono giunto in ospedale era troppo tardi anche per donare gli organi».
Cosa le è rimasto di quei tragici momenti?
«Andrea che a soli 25 anni ha preso in mano la situazione. Angela e io eravamo a pezzi. Chiudi gli occhi e vedi tuo figlio sorridente, che parla con te. Poi li apri e lo ritrovi su un lettino dell’obitorio, con la testa piegata su un lato, spezzata dall’auto che lo ha centrato». Abbraccia la moglie, medico del lavoro. Poi prende sulle gambe Mirta, il volpino che Ale e Chiotty avevano comprato insieme due mesi fa. «Mi devono spiegare cosa è accaduto realmente. Non credo all’incidente, alla casualità».
Si spieghi meglio...
«Tutti possiamo passare con il rosso, ma non a 100 chilometri orari. Qualcosa non quadra: ha portato subito l’auto dal meccanico, l’ha coperta con un telo. I testimoni, poi, parlano di due macchine, che hanno superato l’incrocio a elevata velocità».
Pensa che la Mercedes stesse gareggiando?
«Non lo escludo, anzi. Ma questo dovranno valutarlo le autorità. Io chiedo solo giustizia. Sembra che Lucidi avesse passato anche altri semafori con il rosso. Deve essere insegnato alla gente a non ammazzare. Non mi interessa se il guidatore avesse assunto cocaina o stesse litigando con la donna. In Italia, purtroppo, queste finiscono per essere anche attenuanti».
Sarebbe cambiato qualcosa se il pirata si fosse fermato?
«Niente. Anzi. Mi prendi in giro se ti blocchi dopo aver passato il semaforo così, facendo “birilli” di due corpi. È inaccettabile perdere un figlio dopo una vita di sacrifici e per trovare una spiegazione arrivi anche a sperare che abbia qualche colpa nello scontro. È assurdo: Alessio si stava laureando, aveva ottenuto una borsa di studio e lavorava da Blockbuster per guadagnare qualcosa. Con Flaminia avevano prenotato un viaggio in Messico per novembre. Ora, invece, andremo ai funerali».
Vuole dire qualcosa al padre di Lucidi?
«Da padre a padre mi dispiace per lui. Ma a me bastava una parola per farmi obbedire da Alessio. Non credo che quel giovane dal 2001 non abbia mai più guidato e solo giovedì abbia rubato le chiavi dell’auto di nascosto. Per recuperare i figli che si drogano bisogna usare metodi forti. Ma questi sono problemi di un’altra famiglia. A noi Chiotty e Alessio non ce li restituisce nessuno».