I genitori di oggi? «Belve» in gabbia secondo la Reza

Parte in sordina come fosse una pacifica conversazione tra due coppie (argomento all’ordine del giorno: una lite tra i rispettivi figli adolescenti con tanto di labbra gonfie e denti spezzatati) e poi, via via che l’incontro procede imboccando la strada del reciproco insulto, esplode come una bomba ad orologeria dalla violenza imprevedibile. A ridursi in detriti è ovviamente quanto di nascosto sedimenta negli animi e nelle relazioni dei quattro emblematici personaggi: valori etici, ideologie politiche, dettami educativi, buone maniere, perbenismo borghese e - soprattutto - esanimi rapporti matrimoniali.
Possiede tutte le qualità della migliore commedia di costume Il Dio della carneficina dell’autrice francese Yasmina Reza che, già allestita su diversi palcoscenici europei, sta riscuotendo un grande successo di pubblico all’Argentina. Merito dell’elegante regia di Roberto Andò e merito, tanto più, dell’affiatato pocker di attori in scena: Anna Boniauto e Silvio Orlando (entrambi naturali, convincenti ed estremamente credibili) sono i genitori della vittima; Michela Cescon e Alessio Boni (più esasperati nella loro caratterizzazione ma proprio per questo molto efficaci) quelli dell’aggressore. E se già il testo, un misto di leggerezza e gravità dove non è difficile intercettare echi del grande Moliére, del cinema francese contemporaneo (basti pensare a film cult come Il gusto degli altri), di autori acuti e affilati quali Albee e, per certi versi, Pinter, questo spettacolo ne esalta tanto il godibile meccanismo quanto la luminosa carica di attualità e di verità. Facendoci sorridere di noi stessi, la Reza ci tira dentro le magagne più fastidiose della società odierna; prende di petto la falsità dei sentimenti e delle convenzioni, scatenando un putiferio di azioni e reazioni che non risparmia niente e nessuno. Lo spirito pedagogico e pseudoumanitario di Véronique/Bonaiuto nasconde in realtà un attaccamento morboso agli oggetti, a certi status da intellettuale di sinistra e cela, scavando ancora più in profondità, una pessima considerazione dell’abulico marito. Questi (Michel/Orlando), un uomo all’apparenza calmo e ragionevole, finisce col vomitare crudeltà inaudite contro la moglie, la matrimonio, i figli («ci divorano la vita») e rappresenta una mascolinità fragile, immatura, cui si lega, per contrasto, quella aggressiva (ma altrettanto adolescenziale) dell’avvocato arrivista e telefonino-dipendente interpretato da Boni. Non per niente la figura che, nel corso della pièce, subisce il ribaltamento emotivo più forte è la moglie di lui, Annette/Cescon: donna sulle prime compita e compressa che poi si trasforma in una menade inferocita. E dopo questa turbinosa tempesta di pulsioni finalmente sfogate non resta che rimettere a posto i cocci, consapevoli però che a farne le spese - quelle vere - sono in definitiva proprio i figli. Da vedere!