Ma i geometri vogliono una bella Italia

Ci è bastato un attimo a capire che il titolo dell’articolo apparso su uno dei maggiori quotidiani nazionali nella giornata di domenica scorsa nascondeva contenuti a dir poco assurdi capaci, leggendone gli assunti, di suscitare un sentimento di vero e proprio sgomento.
Si è soliti purtroppo assistere, sui giornali ed in televisione, ad interviste e lunghi sproloqui da parte di soggetti che per puro proselitismo e senza avere la neppur minima conoscenza della situazione si arrogano il diritto di predicare ed esprimere concetti di falsa moralità ma quello che è stato detto dal nostro vice capo di governo nonché ministro dei beni culturali nell’intervento all’assemblea del «fondo per l’ambiente italiano» proprio per le sue capacità di uomo politico di spicco ha a dir poco lo stupefacente e, in qualità di geometra aggiungo, dell’incredibile.
A nulla è valso il tentativo di smentita o per meglio dire le precisazioni che l’onorevole ministro ha inteso far pubblicare nei giorni successivi il cui effetto contrario ha irritato ulteriormente l’animo del sottoscritto così come quello di tutti i geometri tanto da far ritenere opportuno scrivere queste brevi righe per dimostrare tutto il disappunto e l’indignazione per le gravi parole espresse dal min. Rutelli nei confronti della nostra categoria senza aver un’effettiva conoscenza e coscienza del ruolo svolto dal geometra nell’ambito dello sviluppo social-economico e non solo territoriale del paese negli ultimi 80 anni.
Lo stesso ministro infatti ha dapprima additato i geometri come i «responsabili dei mali del paesaggio» italiano per correggere successivamente il tiro, riferendosi verso gli architetti e precisando però - semmai qualcuno avesse pensato ad un suo lucido ripensamento - che comunque anche loro si sarebbero resi partecipi della disgrazia del territorio in quanto rei di aver firmato istanze di condono edilizio (!!).
Qui mi chiedo se tale ulteriore dichiarazione sia frutto di una onesta ragione di pensiero oppure viziata da una scarsa conoscenza del problema.
L’utilizzo del «condono» quale sistema postumo di regolarizzazione edilizia ed urbanistica nonché di «pianificazione» non è certo «opera» dei geometri eppoi il fatto di aver predisposto una istanza di condono non vuol certo dire di averne creato i relativi presupposti.
La presenza sul territorio di interi insediamenti abusivi in spregio a tutte le normative di indirizzo e di tutela del paesaggio deve essere sulla coscienza di enti ed amministratori che ne hanno permesso la realizzazione cosiccome la presenza delle grandi opere che ancora oggi fanno gridare vendetta per la loro incoerenza ed incompatibilità ambientale e che ci fanno riconoscere a livello non solo nazionale.
Vorrei ricordare che il perito agrimensore (così erano chiamati i geometri nella loro versione orginale) ha contribuito non poco allo sviluppo ed alla civiltà del nostro paese nell’ambito della costruzione di importanti opere di urbanizzazione quali acquedotti, strade, fognature, etc. che ancora oggi a distanza di moltissimi anni vengono utilizzate e costituiscono vere e proprie «opere d’arte» la cui importanza resta un segno tangibile per la storia del paese.
La nostra professione è stata da sempre caratterizzata da un forte realismo progettuale e da uno spirito di concretezza che non si lascia trasportare dalle voluttuosità del tempo o dalle eventuali fantasie dei clienti e nulla ha a che vedere con gli sfregi ambientali figli di una scorretta ed opportunistica pianificazione territoriale.
Il geometra non ha competenza sulla pianificazione del territorio e sulla redazione dei relativi strumenti tantomeno dispone della «regia» dello sviluppo territoriale che è di esclusiva competenza di altri soggetti e degli organi di governo e quindi nessuna responsabilità può essergli ascritta in ordine alle grandi problematiche ambientali denunciate.
Ciò che al geometra è consentito fare è di occuparsi di costruzioni di modesta entità che, con vari rapporti di grandezza a livello locale, di ripetizione coordinata nello spazio di forme, volumi, colori, costituiscono elementi caratteristici delle vedute e contribuiscono con la loro peculiarità a contraddistinguere l’identità locale dei paesaggi.
Tuttociò sempre in coerenza e nel rispetto delle leggi.
* Presidente del collegio dei geometri

della Provincia di Genova