Tra i ghiacci migrazioni e cadaveri

Alessandra Miccinesi

Amori sottozero. Profuma di neve e riverbera dello splendore dei ghiacci perenni l’atmosfera cangiante di due film molto attesi questo weekend: il docufilm del biologo Luc Jacquet La marcia dei pinguini, con la voce narrante di Fiorello nell’edizione italiana, e The Big White di Mark Mylod con Robin Williams e Holly Hunter.
Nel primo è la sopravvivenza della specie (quella dei Forsteri, cui appartiene il Pinguino Imperatore) a dettare i ritmi di uno script redatto dalla natura sulla chilometrica marcia nell’Antartico della carovana di buffi uccelli impegnati nell’ardua missione di riprodursi. Scegliersi, accoppiarsi, digiunare, e covare, in condizioni proibitive, un solo uovo per settimane; quindi passarlo con le zampe al compagno che lo proteggerà dai venti che soffiano a -40° mentre mamma pinguina va a rifocillarsi. Osservare con quanta dedizione questi grandi volatili, agili nel nuoto quanto nell’assumere la formazione a testuggine, difendono la prole dagli attacchi del nemico (arrendendosi solo alla selezione naturale) è una toccante lezione di vita. (In 23 sale).
Nel thriller lunare The Big White, commedia dark che strizza l’occhio agli ineguagliabili fratelli Cohen, invece, il cuore pulsante della storia ruota intorno alla guarigione della donna amata. Affetta dalla Sindrome di Tourette, la sboccata Margaret (Hunter) alterna il turpiloquio a comportamenti bizzarri. Per sottoporla a costose visite mediche il consorte Paul Barnell (Williams), sfortunato agente di viaggi, pensa di frodare l’assicurazione intascando i soldi di una polizza sulla vita stipulata dal fratello Raymond (Woody Harrelson) scomparso da 5 anni. Le congetture di uno scettico perito (Giovanni Ribisi) e i rigori dell’Alaska non fermeranno Barnett dal suo macabro proposito: fare scempio del cadavere di uno sconosciuto rinvenuto in un cassonetto e spacciarlo per Raymond. (Embassy, Eurcine, Gregory, Gulliver, Jolly, Nuovo Olimpia, UGC Parco Leonardo).
Vincitore del Premio Speciale della Giuria a Venezia 2005, arriva nelle sale (Quattro Fontane, Greenwich, Eden, Alhambra) Mary, capolavoro di Abel Ferrara ispirato alla figura di Maria Maddalena. Con una regia sontuosa e uno stile rarefatto esaltato dal montaggio, Ferrara trasforma Juliette Binoche in un’attrice impegnata sul set di un film mistico: «This is my Blood» del regista indipendente Tony Childress (Matthew Modine). La donna, che interpreta il ruolo dell’apostola più vicina (alla mente, non al cuore) del Nazareno, a fine riprese non riesce a uscire dal suo personaggio e si reca a Gerusalemme. Un anno dopo l’uscita newyorkese del film è accompagnata da duri episodi di contestazione: l’opinione pubblica è lacerata, la stampa televisiva segue la vicenda con Ted Younger (Forest Whitaker) giornalista ateo che conduce un programma ispirato alla vita e alle opere di Gesù Cristo. Nel cast anche Stefania Rocca. (Alhambra, Eden, Greenwich, Quattro Fontane).