I ghisa in pressing sul prefetto: «Mandate a casa 10 lavavetri»

Per otto uomini e due donne scaduti i 90 giorni per mettersi in regola Censiti 1.400 rom

Una lista di dieci nominativi dieci, approdata ieri l’altro sul tavolo del prefetto. Mittente: polizia locale di Milano, che ha ricostruito da luglio ad oggi le identità di qualcosa come 1.400 rom romeni, molti dei quali sono minori. E tra questi, solo poco più di un terzo (520) risiedono nel più grande campo regolarizzato della città, con indirizzo in via Triboniano. Gli altri? Beh, si muovono ai margini della metropoli, costruiscono baracche di fortuna, «lavorano» ai semafori come lavavetri oppure mendicano lungo i marciapiedi. Esercito di disperati in contrasto con la recente direttiva europea sul diritto di soggiorno degli immigrati nel territorio degli Stati membri. Comunitari compresi, romeni soprattutto. Novecento persone chiamate dalle leggi in vigore a trovare un’occupazione «pulita», garantire assistenza sanitaria per sé e i propri congiunti al seguito, in parole povere obbligati a dimostrare di possedere mezzi leciti di sostentamento. I controlli di vigili e forze dell’ordine erano iniziati in estate; per gli irregolari 90 giorni davanti per «meritarsi» l’ospitalità delle istituzioni. Tempo scaduto quindi per i primi dieci romeni fermati nel setaccio dei rimpatri (per adesso potenziali), otto uomini e due donne. Delinquenti? «Di sicuro sono stati beccati prima e seconda volta, a distanza di tre mesi, a bivaccare o fare accattonaggio in strada - precisa il vicesindaco con delega alla Sicurezza, Riccardo de Corato -. È successo in via Malaga, piazza Aspromonte, piazzale Brescia e nelle aree incolte o di cantieri». Il record spetta a un adulto, segnalato a elemosinare sette volte consecutive.
Non resta che chiedersi se si tratti di vittime della miseria o di chi ha scelto di vivere d’espedienti. L’anagrafe degli ultimi, stilata dai ghisa, contempla entrambi i casi. «È fondamentale - insiste De Corato - dare continuità all’applicazione del decreto legge sulle espulsioni anche per “cessazioni delle condizioni che determinano il permesso di soggiorno”, come peraltro chiesto dallo stesso ministro Amato ai prefetti». Invece i rimpatri coatti per motivi di sicurezza, a venti giorni dall’entrata in vigore del decreto, secondo il Viminale tra Milano e provincia hanno riguardato undici romeni. Briciole se rapportate agli oltre 10mila che risultavano clandestini un minuto prima di Capodanno, data in cui la Romania è entrata in Europa.