I ghisa tornano a scuola Presto corsi di cinese per «capire» Chinatown

Conoscere le lingue dell'immigrazione per migliorare la comunicazione con i cittadini extracomunitari. Per i ghisa una necessità. Alla base delle tensioni fra vigili e diversi gruppi etnici ci sarebbe, infatti, anche la difficoltà di comprendersi reciprocamente. Di spiegare le proprie ragioni e i propri problemi. Per questo il Pirellone sta mettendo in cantiere un corso di mandarino.
La Regione già a ottobre 2004 aveva avviato un corso di arabo riservato ai ghisa, organizzato in collaborazione con la scuola del corpo di polizia municipale. L’esperimento, al quale hanno preso parte 30 agenti, è stato ripetuto con successo lo scorso anno, con una serie di lezioni di perfezionamento, che hanno coinvolto venti vigili urbani. Ora è allo studio il corso di cinese.
«Conoscere questa lingua - spiega Piergiorgio Reggio, consulente dell’Istituto regionale di formazione dei dipendenti pubblici - potrebbe essere utile per affrontare con più serenità situazioni difficili, come la recente rivolta in via Paolo Sarpi. La maggior parte degli abitanti di Chinatown parla e capisce perfettamente l'italiano. Ma c’è una minoranza, giovani appena arrivati e anziani, che non conosce la nostra lingua. Se i vigili potessero comunicare in cinese molti problemi potrebbero essere evitati».
È proprio in quest’ottica che l’Iref sta pensando di introdurre lo studio del cinese, come conferma la responsabile dei corsi, Marina Merlini. «Le lezioni di arabo hanno dimostrato di essere molto utili non è quindi escluso che presto possano essere introdotte anche quelle di cinese. A livello regionale esiste per il momento solo un progetto, ma nei singoli comandi qualcosa si sta già muovendo. Il problema della barriera linguistica è concreto e va affrontato con attenzione. Nella consapevolezza che, comunque, il cinese è una lingua particolarmente impegnativa e difficile da imparare».
L'idea dell'Iref non è inedita. Agenti della polizia di Stato studiano il cinese da tempo, nel centro che si occupa della formazione linguistica. Ma l’istituto regionale è andato oltre, pensando anche a corsi per imparare a interagire con culture diverse. «Le lezioni - continua Merlini - hanno come obiettivo la formazione di agenti capaci di un approccio interculturale. Il corso è stato avviato lo scorso anno a Cremona. Per il 2007 sono previsti altri seminari».
Sono gli stessi abitanti di via Sarpi a pensare che l’integrazione passi anche attraverso queste iniziative. «Ciò che è successo un mese fa nel quartiere - dice Thou Lei, 24 anni, studentessa di economia alla Cattolica - non deve far credere che la comunità cinese sia chiusa in se stessa e non abbia voglia di integrarsi. Il problema è che spesso la volontà si scontra con barriere linguistiche ed economiche. I giovani di seconda generazione come me possono impegnarsi come mediatori. Ma anche gli addetti alla sicurezza possono fare la loro parte».