I gialli dell’Aremol: conflitti d’interessi e uno strano bando

Il ritardo della documentazione inviata dalla It e la firma non valida del dg regionale dei Trasporti

C’è un conflitto di interessi tra un incarico pubblico e uno privato. C’è un bando aggiudicato in maniera quantomeno dubbia, con documentati vizi di forma. E, come se non bastasse, ci sono legami tra il conflitto d’interessi e il bando irregolare, con il primo che potrebbe aver condotto al secondo. Ma andiamo con ordine: quando a settembre la giunta regionale presieduta da Piero Marrazzo deliberò il taglio dei cosiddetti «enti inutili» previsto dalla Finanziaria 2007, uno dei sei organismi che si salvò dalla scure (assieme ad Arpa, Laziodisu, Agenzia trapianti, Asp e Arsial) fu l’Aremol, l’agenzia regionale per la mobilità, nata il 26 marzo 2003 per fornire alla Pisana un «supporto tecnico-operativo nella programmazione e pianificazione del trasporto locale pubblico e privato». L’ente presieduto da Clemente Ruggiero conserva così un cda di cinque membri, nominati tramite decreto da Marrazzo stesso - e non dal consiglio regionale - sulla base di una controversa interpretazione della legge istitutiva. Così controversa da provocare, lo scorso 3 maggio, un duro scontro alla Pisana tra i consiglieri dell’opposizione Pietro Di Paolantonio (An) e Donato Robilotta (Sr) e l’allora assessore ai Trasporti, Fabio Ciani, che difendeva l’operato della giunta dall’accusa di presunta illegittimità del cda nominato.
Ma questa non è la storia dell’ennesimo conflitto tra maggioranza e opposizione sull’interpretazione dei regolamenti. Perché dal 1° luglio 2007 uno dei membri del cda di Aremol, Antonio Mallamo, ingegnere dei trasporti di area ex ds - nonché consulente speciale, nel febbraio 2005, dell’aggiornamento del «piano generale del traffico urbano di Roma» - è stato promosso direttore generale della stessa. Tutto nella norma? Non proprio: fino allo scorso 7 febbraio infatti, Mallamo ha lavorato nella società It (Ingegneria dei trasporti Srl), fondata nel 1993 per offrire consulenze e partecipare a progetti europei di ricerche sui trasporti, facendo parte anche del cda. Un ruolo che Mallamo ricopriva anche nella primavera del 2005, quando entrò nel cda di Aremol: carica già da allora ai limiti dell’incompatibilità, visti i suoi interessi privati e l’articolo 6 della legge istitutiva dell’ente («non possono far parte del consiglio di amministrazione e del collegio dei revisori i direttori generali delle aziende e società che operano nel campo del trasporto pubblico locale»). Proprio come It srl, insomma.
La seconda parte della vicenda si consuma durante l’ultima estate. Il 3 luglio l’assessorato regionale alla Mobilità - cioè l’organo che di fatto esercita il potere di direttiva, vigilanza e controllo su Aremol (articolo 15 della legge istitutiva) - aggiudica la gara (830mila euro Iva esclusa l’importo a base d'asta) per la «redazione di uno studio tecnico-scientifico per la riorganizzazione, secondo principi di economicità ed efficienza, della rete e dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma della Regione Lazio». La vincitrice del bando? La It Srl, la società dalla quale Mallamo era uscito da appena cinque mesi. Il 1° luglio sarebbe diventato direttore generale di Aremol. Il 3 luglio (semplice ma curiosa casualità) la Regione comunica a It che è risultata prima classificata nella graduatoria della gara. Da quel momento, come vedremo, il quadro si colora di giallo.