«I giocatori» di Sostakovic alla Scala La Russia conquista il Piermarini

Il giovane Vladimir Jurowski dirige la Filarmonica nella nuova avventura

Elsa Airoldi

Alla Scala l'opera russa pare diventata una moda. Mentre infatti continuano le repliche dell'Onegin di Caikovskij, di poco posteriori alla Dama di picche e agli Stivaletti dello stesso autore ecco, complice il centenario della nascita di Dmitrij Šostakovic, arrivare l'opera che non c'è. Ovvero I giocatori (appunto Šostakovic).
Non a caso il nuovo titolo, mai portato a termine e mai rappresentato vivo l'autore, è proposto in forma di concerto. Accanto alla Quinta Sinfonia del medesimo compositore. Sul podio Vladimir Jurowski. Il concerto, della serie Sinfonici Scala, è programmato oggi, domani e mercoledì. I giocatori (1942-43 ), quello che resta, con variante finale (un monologo con balalajka bassa) di Gennady Rozestvenskij, portano subito alla mente Il Giocatore di Prokofiev (1929), la Dama di Picche (1890) di Caikovskij… Insomma il filone legato al gioco d'azzardo caro alla letteratura russa.
Nei tre casi il libretto è infatti legato a illustri fonti. Dostojevskij per Prokofiev, Puškin per Caikovskij e, come già era avvenuto per Il Naso, il realismo crudo e sarcastico di Gogol colto nella dialettica e nel ritmo interno dalla prosa per il nostro Šostakovic.
L'azione dell'opera si sviluppa in una locanda. Dove amanti del rischio posseduti dal demone del gioco ingannano, spiano, mentono, accumulano. Si rovinano. Šostakovic inizia la stesura de I giocatori, cui dà anche il numero d'opera, opus 63, subito dopo il successo della sinfonia Leningrado. Anche spinto dall'illusione di poter finalmente terminare una nuova partitura operistica. Nello stesso momento la Russia è invasa dei tedeschi. E qualcuno legge nella scelta dell'argomento una parodia della conferenza di Monaco dove dei "bari" smembrano la Cecoslovacchia.
Sta di fatto che l'opera, avviata con lena e entusiamo, si arena. Lo stile è particolarmente realistico e aggressivo nella sua forma prosastica. Scritta per soli uomini (negli stessi anni in cui curiosamente il nostro aveva progettato un trittico al femminile) l'opera è interpretata da Mikhail Urusov, Sergej Aleksashkin (Gremin del primo cast dell'Onegin), Vladimir Vaneev, Viacheslav Voynarovskiy, Maxim Mikhailov e Alexander Teliga. La Sinfonia n. 5 in re minore op.47 che segue (scritta dopo il ritiro della Quarta alla vigilia della prima esecuzione a causa delle pesanti accuse abbattutesi su Lady Macbeth in un articolo non firmato, e probabilmente dello stesso Udanov, apparso sulla Pravda) intende rispondere alle accuse di formalismo. Anche con il sottotitolo «risposta pratica ad una giusta critica».
La Quinta è scritta a Leningrado nel 1937 ed eseguita lo stesso anno dalla Filarmonica della città diretta da Evegenij Mravinskij. Articolata in quattro movimenti si sviluppa «liricamente da capo a fondo». Con echi beethoveniani, uno Scherzo popolaresco, un Largo mesto e un Finale pirotecnico.
Sul podio della Filarmonica della Scala il giovane Vladimir Jurowski. Il figlio d'arte che ha studiato a Mosca e in Germania. Il trentenne inserito nei circuiti internazionali. Direttore principale del Comunale di Bologna e della Verdi di Milano. Premio Abbiati. Direttore musicale a Glynderbourne, direttore ospite principale della London Philharmonic e dell'Orchestra Nazionale Russa. Alla Scala, suo primo podio sinfonico, ha debuttato lo scorso martedì con Evgenij Onegin.