I Giochi da maschio delle ragazze con un lato da Miss

Chi ha detto che calcio,sollevamento pesi o pentathlon non possano essere femminili? Dalla calciatrice statunitense Heather Mitts alla nostra  Giusy Pagliaro, capace di sollevare oltre 190 chili, vi presentiamo l’album delle atlete tutte grinta e fascino

Pechino - Heather Mitts c’è ancora, una di quelle che poteva finire nuda su Playboy. Un’idea della federazione americana di calcio che voleva unire l’utile(far pubblicità al soccer) al dilettevole (queste ragazze hanno fisico niente male). Heather era nel gruppo delle ragazze strip (forse) and star della squadra olimpica americana che fece successo anche agli occhi di Sepp Blatter. Preso da impeti boccacceschi, il presidente della Fifa se ne uscì proponendo abiti più succinti per le giocatrici del soccer, magari sul tipo delle pallavoliste che tanto lasciano ammirare il lato B. L’idea non fece successo ed anzi Solveig Gulbransen, tipica norvegese tutta occhioni, fisicone e capelli biondo slavati, lo bacchettò mica male: «Se il pubblico vuol vedere delle modelle farebbe meglio a comprarsi Playboy».
Domani Solveig, come Heather ed anche Natasha Kai, sangue hawaiano, misto a cinese, filippino e caucasico, 19 tatuaggi sul fisico e un futuro da centravanti tutto pepe, daranno il via alle Olimpiadi. Andranno in campo le ragazze del calcio, un pallone che si sposa sempre meglio con la bellezza. Le brasiliane puntano ancora sulla bravura anche se Marta Vieira da Silva, detta Marta, 22 anni e un bel pedigree, somma le due qualità. La rivista americana Time l’ha inserita al 23° posto fra le cento stelle da tener sott’occhio in questi Giochi.

Sì, le donne vogliono rubare palcoscenico agli uomini, magari sfidandoli sui terreni preferiti, quelli che un tempo si sarebbero detti giochi da maschiacci: lottano, sollevano pesi, usano la mazza, fanno pentathlon, tirano col fucile. E se è vero che a Pechino saranno più di sempre (4462 pari al 40,9%), può essere preoccupante pensare che, nel giro di 20 anni, ci sarà il sorpasso. Per il momento solo invasioni di campo con piccole e grandi storie. Quella dei nostri fidanzati del judo, per esempio: Ylenia Scapin, finanziera di Bolzano, e Roberto Meloni, insegnano che lottando alla giapponese si può far l’amore. Ylenia ha appena vinto l’europeo. Chissà!

Nel baseball al femminile ci sarà ancora Jennie Finch, che fu la più bella del reame alle Olimpiadi di Atene. Il softball combatte la sua battaglia trascinata da questa californiana che ha investito su di sè e sul suo fisico. Straordinaria nel gioco e nel marketing: il numero 27 più famoso d’America. Oggi pure mamma. Doina Ignat ha 40 anni ma non li dimostra: è una delle damigelle scatenate del canottaggio rumeno. Si, le donne non si preoccupano di avere braccia da scaricatore e fisico da statua. Le rumene vincono l’oro da ben tre Olimpiadi. Ma Doina, che ne ha vinti quattro, insegue molto di più. Pareggiare nel conto Nadia Comaneci, uno dei miti dello sport rumeno. Invece Christine Beker è la ragazza dal grilletto facile. Nel 2007 campionessa del mondo di skeet, si è inventata la parità dei sessi con il fidanzato: lui spara per sport e lei lo ha imitato. E pare ci riesca meglio.

Il pentathlon era uno sport prettamente maschile, addirittura dal 708 avanti Cristo: cinque specialità tra grandi fatiche e abilità. Dai giochi di Sidney lo è diventato anche per le donne e noi chi ti schieriamo? Una rampolla di casa Agnelli: Sara Bertoli che non mette avanti la parentela, ma solo l’abilità che l’ha portata ad essere una delle prime qualificate italiane ai Giochi. E che dire, per esempio, di Jenny Pagliaro che, come tante, ha lanciato la sfida all’uomo nella disciplina più incredibile: il sollevamento pesi, con tanto di rumorini.

Lo sforzo talvolta divora i lineamenti, la fatica abbruttisce. Ma conta esser belle dentro. Rosangela da Silva Conceicao, in arte Zanza, è una lottatrice brasiliana di San Paolo, atleta 35enne ma di buon livello in una disciplina davvero per maschiacci. Pratica pure judo e Ju-jitsu. Ma quando smette di lottare, diventa un angelo e lavora con i bambini toccati dalla sindrome di down. Che dire? Ha già vinto la sua medaglia.