I Giochi della repressione: Pechino censura ogni cosa

La censura cinese non si ferma: inaccessibili i siti internet ostili al regime. Accuse degli Usa: spettatori spiati negli alberghi. <strong><a href="/la_sp.pic1?SID=60&TIPO=25" target="_blank">VAI ALLO SPECIALE</a></strong>

Ora è ufficiale: la Cina non ha mantenuto l’impegno di rendere libero l’accesso alle informazioni per cittadini e media internazionali. A nove giorni dall'inizio dei Giochi Olimpici, il Comitato Organizzatore ammette che i siti considerati sensibili per il governo rimarranno off-limits per i giornalisti stranieri. Chiunque in questi giorni si trovi a Pechino non avrà risposta dalla rete se su un qualsiasi motore di ricerca digiterà le parole «Fa Lun Gong» o «Tibet». Tantomeno otterrà soddisfazione se cercherà i siti di Amnesty International o di Reporters Senza Frontiere, spesso critici nei confronti di Pechino. Il controllo sulla rete dunque non si ferma: «Per quanto riguarda il Fa Lun Gong - spiega Lui Jianchao, portavoce del ministero degli Esteri - si tratta di un culto proibito dalla legge e non intendiamo cambiare la nostra posizione».

Il problema è emerso nei giorni scorsi quando i giornalisti accreditati si erano lamentati. Candide e arroganti le spiegazioni dei cinesi: durante le Olimpiadi, «forniremo un accesso a internet sufficiente per il lavoro dei giornalisti», ha dichiarato Sun Weide, portavoce del comitato organizzativo. Tra i siti vietati dovrebbero esserci anche quelli di Bbc, Deutsche Welle, dei giornali Apple Daily (Hong-Kong) e Liberty Times (Taiwan). «La nostra promessa era di permettere ai giornalisti di usare internet per il loro lavoro - ha aggiunto Sun - e noi abbiamo assicurato questa possibilità a sufficienza». Dopo la rivolta del Tibet, le polemiche sul mancato rispetto dei diritti umani, quelle sulle pena di morte, un ulteriore ostacolo sul difficile cammino della ventinovesima Olimpiade moderna, che si candida ad essere la più controversa della storia.

In queste ore i più imbarazzati sono i dirigenti del Cio, il Comitato olimpico internazionale, che hanno dovuto ammettere di essersi accordati con la Cina per consentire il blocco dei siti web, dopo avere per mesi assicurato che l’accesso a Internet sarebbe stato «aperto». «Il materiale sensibile non collegato alle Olimpiadi continua ad essere un problema per i cinesi, credo che organizzatori e Cio avrebbero dovuto offrire un messaggio più chiaro ai media internazionali», ha detto Kevan Gosper, presidente della Commissione stampa del Cio.
Di poco inferiore l’imbarazzo tra i governi che dopo molte esitazioni avevano deciso di inviare delegazioni di alto livello alla cerimonia di apertura: è il caso della Francia (ci sarà Nicholas Sarkozy, nella doppia veste di presidente del suo Paese e di presidente di turno dell'Unione Europea) o degli Stati Uniti, per cui interverrà lo stesso George Bush. A stemperare i toni delle polemiche è intervenuto il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che ha invitato a «non politicizzare un evento sportivo, che deve essere motivo di riconciliazione».

Nel frattempo la Cina mostra di non voler allentare la morsa neppure sul Tibet. Ieri il governo ha deciso di annullare tutti i permessi per militari e poliziotti che sorvegliano la capitale Lhasa, per evitare l'esplosione di manifestazioni come quelle del marzo scorso. Per provvedere a una «sicurezza assoluta», come sottolinea un articolo pubblicato dal sito ufficiale «Tibet News», verrà raddoppiato il numero di agenti di guardia ai principali luoghi di transito, come stazioni e aeroporti.

Proprio ieri la repressione ha colpito anche un insegnante di una delle scuole colpite dal terremoto del 12 maggio scorso nel Sichuan, che aveva diffuso su internet le immagini delle rovine degli edifici scolastici. Arrestato il 25 giugno scorso, è stato condannato a un anno di reclusione nei laogai, i famigerati campi di «rieducazione attraverso il lavoro». Problemi in vista anche per i turisti: un senatore repubblicano del Kansas, Samuel Brownback, ha dichiarato che le autorità cinesi hanno in programma di spiare gli ospiti stranieri che saranno negli alberghi durante le Olimpiadi. La denuncia proviene da un gruppo di avvocati che rappresentano le catene internazionali di alberghi presenti a Pechino: ai loro clienti il governo cinese ha imposto di installare impianti di monitoraggio interni.