I gioielli di «tendenza» fra piume e gomme fluo

Si apre oggi a Vicenza il salone dedicato al gioiello. Fino a mercoledì il Vicenzaoro Charm richiamerà compratori da tutto il mondo. Ne sono attesi 15mila, da più di 101 Paesi, in particolare dall'Europa centrale e orientale, da Cina, India e dal Medioriente. Riflettori puntati sui 1.400 espositori di 70 nazionalità. Ma anche sulla “chicca” dell'edizione di quest'anno, l'«Officina creativa», ovvero un'area di 400 metri quadrati (dei 70mila totali) che si apre all'ingresso della fiera, riservata all'innovazione e alle tendenze dei prossimi tre anni. Ad esporre qui i loro pezzi saranno sia le grandi maison del gioiello, sia i piccoli laboratori artigiani. I preziosi sono suddivisi in otto aree tematiche, ciascuna indica come si declinerà il lusso nelle prossime stagioni. Si passa così dalla sezione «Clarity» - evoluzione del neo-minimalismo e dedicata ai consumatori etici - composta da decori essenziali, alla «Fun Spoke» ispirata alla nuova comunicazione dei social network con tanto di plastiche, gomme e decori fluo. Ci sono i monili che puntano sul naturale, in «I Am Nature» trionfano i materiali organici con motivi a corteccia, intrecci e bamboo. Ci sono i cammei, i micromosaici e le lavorazioni a telaio di «Localized», inno al folclore e all’artigianalità. C’è il nuovo romanticismo di «Memoire» che, fra pizzi di metallo, nastri di seta e piume si ispira anche al Burlesque. E poi «Atlantis» che richiama il mondo degli abissi e presenta gioielli dall’«effetto bagnato» ottenuto da acquamarina, conchiglie, perle grigie e corallo bianco. Infine «Geo Matrix» allude a uno stile tecno-vintage con effetti caledeoscopici.
Il senso di questa novità è ben spiegato da Corrado Facco, direttore generale di Fiera Vicenza: «Il settore orafo è ancora trainante, se si pensa che in Italia interessa 11.500 imprese, coinvolge 130mila persone e muove un indotto da 6,5 miliardi di euro. Per non perdere terreno ma anzi guadagnarne altro occorre valorizzare l'alta manifattura che assieme alla griffe è un'eccellenza del nostro Paese. È quello che sta succedendo nel tessile e nella pelletteria: i piccoli laboratori artigiani rappresentano la spina dorsale, il motore nascosto. Con l'Officina creativa abbiamo voluto far incontrare queste due anime alla luce del sole, da un lato il manufatto di pregio delle grandi maison, dall'altro l'accessorio: le chiusure, le catene, i nuovi materiali che permettono colorazioni diverse senza alterare il metallo prezioso, i tagli delle pietre studiati al millimetro. L'uno non vive senza l'altro, anzi per prosperare ha bisogno dell'altro». Così l'Officina Creativa presenta il grande ingranaggio che permette alla macchina gioiello di funzionare. Non solo. L’edizione di questa primavera ha come leitmotiv la domanda «Chi ha paura?» posta dal designer olandese Gijs Bakker per stimolare nuove riflessioni sul cambiamento, di pensiero, di mentalità, di modi di vendere, di sensibilità del consumatore. La provocazione - cioè l’invito a non temere le diverse culture e le sperimentazioni - sarà anche argomento per l’inaugurazione di oggi alle ore 12. Oltre al presidente Roberto Ditri interverranno Diane Pernet, blogger, esperta di gioielli contemporanei, Gaetano Marzotto, Diego Dolcini e Giusi Ferrè.