I giornali indagati per "occultamento di Arpisella"

Il portavoce di Confindustria licenziato. Serviva soltanto finché accusava il Giornale di dossier inesistenti: ora lo ignorano tutti i quotidiani

Milano Lascia. Fa un passo indietro. Torna in azienda. Che sobrietà. Non è vero che i giornali italiani conoscono solo l’urlo sguaiato. E ieri se n’è avuta la prova provata: il siluramento di Rinaldo Arpisella, il portavoce di Emma Marcegaglia ora ridimensionato al ruolo di speaker dell’ impresa di famiglia, diventa una notiziola flebile. Un box in coda a pezzi ben più corposi. Una spruzzata di poche righe, come si spolvera il formaggio sulla pasta. Ma questa volta non è per insaporire le esternazioni della Marcegaglia, è solo per dovere di cronaca. Qualche riga e stop. Corriere della sera, Sole 24 ore, ovvero il foglio della Confindustria, La Stampa, La Repubblica e via elencando. Con l’eccezione del Riformista che hemingwayanamente saluta il portavoce con un «addio Arpisella», preceduto sabato da un corsivo in cui l’addetto stampa veniva messo sulla graticola per i suoi comportamenti. Ma Il Riformista è una goccia nel mare dell’informazione. Per il resto, tutto molto british. Anzi, molto italiano.
Perché quando Arpisella era stato intercettato al telefono con il vicedirettore del Giornale Nicola Porro, tutti, ma proprio tutti, avevano dedicato al caso paginate, lenzuolate e chilometriche riflessioni. I giornali grondavano sillabe dei dialoghi surreali del portavoce, e le sue fantastiche elucubrazioni sul «cerchio sovrastrutturale» e sul gioco del chi c’è sopra chi, fino a salire alla Spectre planetaria. Non solo: siti e tv trasmettevano in tempo reale frammenti delle chiacchierate, il fantomatico spostamento dei bassotti da Montecarlo a Mantova e tutto il resto. Ma sì, l’occasione per colpire, attraverso Arpisella, Il Giornale e ciò che Il Giornale rappresenta, era troppo ghiotta. Così Arpisella è diventato l’uomo più citato d’Italia.
Poi nel giro di pochi giorni, ecco la virata. Panorama diffonde una nuova tranche di intercettazioni, ma questa volta a parti rovesciate: è Arpisella a minacciare il cronista di turno e non il contrario. Minacce che, naturalmente, hanno il valore che possono avere quando si passano ore e ore alla cornetta: un bla bla che lascia il tempo che trova. Giornali, siti e tv riprendono la notizia, ma con minor convinzione. Chi è questo Arpisella?
Vuoi mettere con quella fabbrica dei dossier chiamata Giornale? Il Giornale di Vittorio Feltri, Il Giornale della famiglia Berlusconi, il “Giornale killer”.
Solo la Marcegaglia resta intrappolata, prigioniera dell’allarme lanciato nei giorni precedenti. I dialoghi surreali di Arpisella, prima e seconda versione, vengono presi sul serio anche se si trattava solo di parole cui non ha fatto seguito alcun fatto. Non importa, lei è costretta a licenziarlo, lasciandogli una scrivania a Mantova al quartier generale del gruppo di famiglia. È, o dovrebbe essere, il capitolo finale di questa storia cominciata fra squilli di tromba con le perquisizioni al Giornale e la pubblicazione, quasi in tempo reale, delle intercettazioni Porro-Arpisella sul sito del Fatto. Ma ormai l’argomento non interessa più. L’obiettivo non è più Il Giornale, e tantomeno la famiglia Berlusconi, quasi quasi i giornali si mettono a sbadigliare. E così le unghiate dei giorni precedenti diventano un buffetto svogliato. Gli strilli si trasformano in sussurri. E la cacciata del protagonista del doppio pasticcio, con Il Giornale e con Panorama, viene liquidata con una breve. È il giornalismo britsh. A giorni alterni. Perché quando c’è da attaccare Il Giornale e alzare un polverone, il modello fumo di Londra torna nell’armadio.