I giornali stranieri bocciano il «Governino»

Pioggia di critiche dalla stampa progressista: «Esecutivo debole», «Fragile alchimia». L’Economist: «Italia mai così a sinistra»

Paolo Bracalini

da Milano

Accoglienza tra il tiepido e il pessimo sulla stampa straniera per l’esecutivo appena nato in Italia. Romano Prodi si è trovato sul tavolo una rassegna stampa internazionale ben poco incoraggiante. I giornali europei e americani, moderati e liberal, parlano di governino, fragile alchimia, governo di compromesso, GrosseKoalition all’italiana, variopinta dozzina di partiti. Non è un caso che dalla bocciatura generale si salvi l’unico ministro tecnico di peso, l’economista Padoa Schioppa, rassicurante agli occhi dell’Europa (è stato nel board della Bce). «Un’eccezione», secondo Le Monde, perché al di fuori di Padoa Schioppa, nel nuovo governo spariscono «le personalità della società civile, numerose invece nel governo Berlusconi».
Durissimo l’editoriale del País, quotidiano spagnolo tradizionalmente vicino alla sinistra, sul «Governino» Prodi: «Esecutivo debole e di incerta navigazione che rischia di non arrivare alla fine della legislatura. I duri negoziati che Prodi ha fatto con alcuni dei nove gruppi che compongono la sua coalizione dimostrano le difficoltà che continua ad avere per controllare l’alleanza».
Previsioni fosche anche da un altro giornale di sinistra, il francese Libération, che titola sulla «fragile alchimia del governo Prodi». «Tra i veti degli uni e le minacce degli altri Prodi ha dovuto fare l’alchimista, anticipando le difficoltà che dovrà affrontare nella gestione del potere a livello quotidiano. Il gioco delle poltrone ricorda tristemente i tempi del manuale Cencelli. I baroni dei partiti sono stati praticamente tutti imbarcati». Le Figaro, sotto il titolo «Prodi forma un governo di compromesso», evidenzia come la composizione del nuovo esecutivo sia «il frutto di estenuanti dosaggi politici» per tenere in equilibrio «le pretese avanzate da ciascuno dei nove partiti della coalizione». E parla dei due «leader turbolenti» Pecoraro Scanio e Antonio Di Pietro.
Forse «il governo più a sinistra che l’Italia abbia mai avuto», scrive il settimanale britannico Economist. «Un governo sbilanciato a sinistra e che potrebbe non durare molto», una squadra che conta molti postcomunisti a cui sono affidati dicasteri come l’Industria, lo Sviluppo, i Trasporti, cosa «che non fa ben sperare per le riforme radicali liberali che Prodi aveva promesso». E già due promesse, per l’Economist, sono state disattese: «Prodi voleva meno ministri del suo predecessore Berlusconi ed è finita con due in più. Aveva anche garantito che un terzo sarebbero state donne e invece sono meno di un quarto, sei, cinque delle quali senza portafoglio». Anche il settimanale tedesco Die Zeit e il francese Libération notano il rosa troppo pallido del nuovo esecutivo.
Il Guardian di Londra titola sull’inchiesta di mafia che riguarda il neoministro della Giustizia Mastella (ne parlano anche Libération e l’Economist), testimone di nozze del mafioso Francesco Campanella che fornì documenti falsi al boss Provenzano. Mentre il Sueddeutsche Zeitung (quotidiano della Baviera) titola «GrosseKoalition all’italiana» e spiega che il premier «vuole riformare il suo Paese con una variopinta dozzina di partiti. Prodi nelle ultime settimane ha dovuto tener conto delle vanità personali e resistere alla prime minacce di rottura della coalizione».
Più morbido il Financial Times, che dal nuovo ministro dell’Economia si aspetta «misure che frenino il crescente deficit italiano assieme al debito pubblico». «Prodi giura ma i problemi politici ed economici appaiono minacciosi» titola il New York Times, che prende di mira Mastella: «Più conservatore di molti altri, già si mormora che possa complicare qualsiasi iniziativa per il riconoscimento delle unioni omosessuali».