I giornalisti e il bar dello stadio

Caro dottor Sirianni, ho letto con attenzione quello che lei ha scritto su queste pagine martedì 16 settembre, nell’ambito della rubrica «Stadio indiscreto», e martedì 23, all’interno dell’articolo su Roberto Mancini. Ebbene, in entrambe le occasioni lei si lamenta del modo indecoroso con cui allo stadio sono trattati i giornalisti sul fronte «ristoro». Lamenta cioè che, mentre i «vip» durante l’intervallo delle partite vengono accolti e intrattenuti (a spese delle società calcistiche) in un elegante bar (recentemente rimodernato), agli addetti alla carta stampata (sempre a spese delle società) viene riservato un «ghetto sporco e squallido» (sono le sue parole!) e per di più a distanza di sicurezza dagli ospiti più importanti della tribuna. Non lo dice chiaramente, ma c’è da ritenere che anche le bevande e gli stuzzichini annessi non siano di suo gradimento. E in tema di «par condicio» l’appunto riguarda sia l’organizzazione del Genoa che quella della Sampdoria, che comunque, ribadisco, offrono gratuitamente le consumazioni (il Genoa fino all’anno scorso faceva pagare).
Caro dottor Sirianni, chi le scrive è un’abbonata di vecchia data alla tribuna superiore dove da anni segue le partite della Sampdoria. Nessuno allo stadio, dove mi reco a pagamento, mi ha mai offerto alcunché. Anzi, le dirò di più. Per niente sensibile alle esigenze dei giornalisti (che in tribuna stampa sono ospiti delle società) tengo invece a far notare la sporcizia e l’incuria con cui il pubblico normale, pagante, si confronta ogni volta che va a vedere la partita. Lei dottor Sirianni, si è mai assiepato in coda al bar della tribuna superiore (posizionato tra i «servizi») per un caffè, a pagamento? È mai andato al bagno? Io sì, dopo aver chiesto a mio marito di far la guardia alla porta, perché nessuna porta (dico nessuna) si può chiudere dall’interno. Vuole che le descriva lo stato dei servizi igienici? Meglio di no, altrimenti anche quei pochi pasticcini «gustati» (gratis) nell’intervallo le potrebbero andare di traverso.
L’immagine di una città, di uno stadio, si misura da quello che vivono i comuni cittadini e non da quello che possono vedere i giornalisti che vengono dalle altre città. Dei suoi disagi, le ripeto, all’anonimo abbonato non importa nulla.
P.S. Da sampdoriana raccomando al presidente Riccardo Garrone di non abbandonare l’ipotesi di costruire un nuovo stadio. Chissà, forse lì le porte dei bagni si potrebbero chiudere...