I giornalisti con il «Giornale»: ha rotto il muro dell’ipocrisia

Barbara Palombelli: è un bene che sia finita l'epoca dell'ipocrisia. Giulio Anselmi, direttore della <em>Stampa</em>: «Belpietro ingiustamente crocifisso. Difficile non rimanere colpiti dalla corsa affannosa di molti giornalisti verso il cappio a cui appendersi»

Roma - Prima l’indignazione per la «gogna mediatica» inflitta al portavoce di Prodi, Silvio Sircana, poi il timore che il rimedio sia peggiore del male. La stampa italiana ha corretto il tiro e ieri, dopo l’onda di sdegno e le accuse al Giornale, nelle pagine dei quotidiani, in radio e in televisione sono iniziati i ragionamenti a freddo. Comprese delle valutazioni su quanto potrà costare, in termini di libertà di stampa, l’antidoto al «tritacarne» di Vallettopoli.
I dubbi sono arrivati in mattinata con la trasmissione di Radiodue 28minuti condotta da Barbara Palombelli. La stessa giornalista ha osservato come la decisione di Maurizio Belpietro di fare uscire la notizia corredata di nome abbia «rotto il muro dell’ipocrisia e dell’omertà» impedendo che tutti i politici diventassero sospettati.
Considerazioni che Palombelli ha fatto nel corso di un’intervista al direttore della Stampa, Giulio Anselmi. Il quotidiano di Torino ha preso una posizione netta. Il titolo di apertura di ieri era «Vallettopoli, arriva il bavaglio». Lo stesso Anselmi in un fondo ha preso le distanze dalla scelta del Giornale di non tacere il nome del «politico» oggetto delle foto (e l’ha definita una «scelta sbagliata»). Ma ha condannato «la moltiplicazione, in larga parte ipocrita, delle invettive contro la gogna mediatica». Invettive che rischiano di fare male al giornalismo. «È difficile non rimanere colpiti - ha osservato - dalla corsa affannosa di molti giornalisti verso il cappio a cui appendersi». Basti pensare agli ispettori di Mastella. E, soprattutto, alla decisione del Garante di limitare la diffusione delle notizie personali sulle inchieste con il criterio dell’interesse pubblico. «Chi lo valuta?», chiede Anselmi: «Il Garante, un giornalista di regime o un messo di Palazzo Chigi?». Ancora più duro, durante l’intervista radiofonica, Anselmi ha sostenuto che il direttore del Giornale è stato «ingiustamente crocifisso». Mentre la decisione del garante «rivela una volontà di censura nel momento in cui è colpito un esponente politico».
In difesa del Giornale anche Libero che ieri ha pubblicato due commenti, uno pro e uno contro. Quello pro è del direttore Vittorio Feltri. «Siamo pagati per dare le notizie o per nasconderle? Secondo me per darle, anche se comprendo chi, avendo famiglia, talvolta le nasconde».
Anche l’Unità è tornata a parlare del caso. In prima pagina, nella fascia rossa, ha riportato con grande risalto la frase del fotografo Massimiliano Scarfone (definito il testimone chiave del giornale di Berlusconi e Belpietro) che ha smentito di avere fatto la foto. A pagina due il quotidiano fondato da Gramsci riporta la testimonianza del Cdr del Giornale nella quale si conferma che le foto ci sono.