I giornalisti «sfrattati» da Palazzo di giustizia

Palazzo di Giustizia blindato per i giornalisti che da ieri non possono più accedere al nono piano del tribunale, dove hanno sede gli uffici dei magistrati. La decisione è stata presa dal procuratore capo Francesco Lalla dopo la fuga di notizie relativa all’inchiesta sugli appalti delle mense scolastiche. La decisione viene dopo alcuni articoli a proposito di una presunta «talpa» che, utilizzando la password di un pm, avrebbe consultato il registro generale della procura e riferito a giornalisti dettagli su inchieste in corso. Immediata la replica dell’Ordine ligure dei giornalisti: «La blindatura del nono piano di palazzo di giustizia è uno schiaffo al diritto di cronaca e alla professionalità di tutti i colleghi - dichiarano in una nota congiunta il presidente Attilio Lugli, il segretario dell’Associazione di categoria Marcello Zinola e Alessandra Costante, presidente Gruppo cronisti -. Il provvedimento, che palesa solo la difficoltà interna alla procura di gestire il rapporto con i media, rompe un delicato equilibrio instauratosi da tempo tra questo ufficio pubblico e i giornalisti genovesi. Se i pm si lamentano della fuga di notizie devono guardare in altre direzioni. Il giornalista scrive notizie solo se confermate da autorevoli fonti - conclude la nota -. Occorre quindi un esame di autocoscienza da parte di chi estende il proprio potere fino a vietare l’accesso a un ufficio pubblico. E’ troppo facile addossare a chi fa il proprio dovere di cronista comportamenti che non gli sono propri». Nel frattempo la notizia del contenuto - 50mila euro in contanti - della valigetta che aveva con sé, mentre partiva dall’aeroporto di Genova per Roma, l’avvocato Massimo Casagrande, ex consigliere comunale Ds, indagato nell’inchiesta della procura, non risulterebbe connessa all’inchiesta, ma proverebbe, secondo gli investigatori, che l’uomo politico era uno dei punti di contatto tra il mondo politico e alcuni imprenditori.