I giovani autori «bocciano» l’ex pastificio

Immaginate un giovane regista che assiste alla prima del suo film finalmente uscito dopo ben sei anni di lavorazione. Immaginate cosa potrebbe accadere se questo regista si accorge che il film in proiezione non è il suo, ma la sua «brutta copia». È accaduto martedì scorso a «Serate italiane», la sezione della Festa, che si è tenuta, per modo di dire, all’ex Pastificio Celere di San Lorenzo. Erano tanti gli spettatori intervenuti per la proiezione di Sfiorarsi di Angelo Orlando. Presente all’evento tutto il cast. Il cortile, dove doveva avvenire la presentazione, è gremito, e nel dispiacere il regista annuncia che non c’è più posto. Molti restano fuori dal cancello del palazzo di via degli Ausoni. Inizia la proiezione, e sin dall’inizio tutto va storto: l’audio (due casse modello stereo anni ’80) è pessimo, lo schermo è piazzato talmente in alto da far venire il torcicollo anche a una giraffa, la messa a fuoco non funziona. Il proiezionista prova a far ripartire il film. Risultato: un vero disastro. Il pubblico, in condizioni già a dir poco scomode, comincia a soffrire nel vedere un film massacrato in questo modo. Perché poi Sfiorarsi è un film davvero bello, delicato, semplice, che rappresenta una vittoria del cinema italiano indipendente. Risultato che la Festa avrebbe dovuto premiare. Invece non è andata così, e il regista dopo una quarantina di minuti di stillicidio, insieme al produttore, decide di sospendere la proiezione.
«Scusate ma questo che avete visto non è il mio film» si sfoga Orlando. Dalla platea allora parte un applauso, in parte come gesto di solidarietà, in parte come giusto tributo ad un film, anche se visto a metà, che fa onore al nostro cinema. La direzione della Festa, tempestata dalle telefonate, corre ai ripari. Il film è stato presentato ieri al Metropolitan con successo. Le pellicole italiane presentate nel corso della Festa al Pastificio hanno avuto lo stesso destino, e sono Saremo di Ludovica Marineo, Un amore su misura di Renato Pozzetto, e Cover Boy: l’ultima rivoluzione di Carmine Amoroso.