I giovani e l’allineamento democratico

Un notevole intervento della signora Cristina Nicoli, il cui figlio involontariamente sperimenta l’ideologia catto-comunista in una scuola genovese, ci riporta alla condizione «umorale e mentale» di gran parte dei nostri istituti, il cui stato è deplorevole.
Guardandomi intorno, a me non pare di vivere in un ambiente del genere, non perché mi reputi davvero bravo o semplicemente fortunato, ma perché cerco sempre di spezzare la squallida melassa catto-comunista che è l’ideologia italiana attuale prevalente.
D’altro canto se ci volgiamo alla lettura dei quotidiani o ci affidiamo ai programmi televisivi, è la stessa zuppa. Mi guardo bene dal leggere certi giornali e dal vedere determinati programmi, anche perché non potrei che opporre ad essi un tranquillo e sereno disprezzo. Lo so: il disprezzo che nasce dal contemplare la mendacia e la miseria altrui non è per nulla cristiano ma tant’è, c’è poco da fare, occorre proteggersi in una maniera o nell’altra da determinate persone che sono veri e propri intossicatori dell’opinione pubblica.
Il caso delle scuole è diverso per certi tratti, simile per altri. La scuola per sua sfortuna è oggi meno importante nel formare la coscienza dei giovani. E questo comporta per il personale che vi lavora un discreto carico di frustrazione dal quale la maggior parte degli insegnanti non riesce a liberarsi. Donde la loro infelicità e la ricerca di sfogarsi su qualcuno.
Come è noto gli intellettuali sono per eccellenza persone afflitte da sensi di colpa e, come certo Lei, signora Nicoli, avrà capito, sono tutt’altro che coraggiosi. Ecco dunque lo scivolamento paraculistico a sinistra.
Ma allora la vera ideologia italiana del presente non è che l’esaltazione della lotta intestina al nostro paese e la viltà antinazionale dell’opposizione. È questo la spessore autentico del catto-comunismo che imperversa nella sua versione sentimentale e piagnucolosa. Non dev’essere un caso che gli aristocratici fiorentini del Rinascimento - compresa la famiglia Medici - chiamassero i seguaci del Savonarola, sprezzantemente «piagnoni».
Che cosa deve fare un giovane cui sia capitato di navigare in tali acque melense? Abituarsi diuturnamente a udire, vedere e non credere ma capire, con l’aiuto dei suoi genitori, le pirandelliane «maschere nude» che si trova continuamente dinnanzi nell’ambiente pubblico in cui deve lavorare scolasticamente.
È necessario che egli faccia appello a tutte le sue potenzialità creative per non farsi attrarre dal Maelstrom viscoso e appiccicaticcio che si presenta con la caratteristiche di una curiosa tisana democratica che cerca di allineare tutti a non voler vedere una realtà che è invece chiarissima: agli italiani piacciono le favole e sono infastiditi da coloro che cercano di far loro capire che sarebbe ora di svegliarsi e finirla con le lotte e le baruffe attivate da capetti e da cacicchi locali.
Come Lei avrà inteso, gentile Signora, questa ideologia di sinistra è nello stesso tempo la più grossa celebrazione dell’impotenza del nostro paese. Ed è questo il lato sconcertante e meraviglioso nella sua negatività. I nostri «compagni» criticano ferocemente Israele? Ma sarebbero capaci di fare quello che tale Stato viene facendo? Ma nemmeno per idea! Però l’agitare le acque è come una surroga di ciò che non si è per nulla in grado di fare. Per me è evidente che tutta questa gente non è in grado di far risorgere il nostro paese e, assecondando il Suo discorso, non è capace che di cercare di riempire con aria fritta le menti dei giovani a cui dovrebbero insegnare ben altro.
Ma tant’è se cercassero di insegnare ben altro dovrebbero smentire tutta la loro vita e questo non è umanamente possibile né chiederlo loro né pensare che lo facciano davvero. Sono prigionieri di una menzogna che essi stessi hanno creato e continuano a vivere a spese di questa. Peccato per loro e, purtroppo, anche per noi che comunque ce li ritroviamo in giro a impedirci di rinnovare davvero la nostra storia e la nostra patria.