I giovani fanno Felice Carlo

Sul Carlo Felice sono state scritte pagine intere; critiche efferate - non solo artistiche - ragionamenti più o meno logici, dubbi e suggerimenti per un futuro (carlo) felice genovese. Parole a volte amare, anche dalle colonne di questo giornale. Ma oggi vogliamo mettere da parte i grossi problemi che affliggono il torrione di Piazza de Ferrari e coglierne un tratto affascinante, luminoso, positivo insomma: il coinvolgimento di giovani e giovanissimi. Basti pensare, in primis, al Coro di Voci Bianche diretto dal maestro Gino Tanasini, che regolarmente partecipa alla vita artistica del teatro, comparendo in scena accanto ai protagonisti di opere e concerti. Una formazione che nasce nel settembre 2006, dopo un'attenta, seria e continua selezione e che attualmente ha raggiunto il bel numero di settanta elementi: seri, preparati, nelle loro esibizioni pubbliche hanno sempre dato bella prova di sé, con un controllo dell'emozione che ha permesso loro di affrontare con fermezza ed abilità i piccoli inevitabili imprevisti del palcoscenico. E che, diciamolo, spesso si sono comportati meglio dei «grandi», loro sì a volte svogliati, privi di passione, che invece di cantare o suonare pare vadano a timbrare un cartellino. A chi non piacerebbe provare l'ebbrezza di calcare un palcoscenico, vedere da lì la platea, sentire il respiro dei veri protagonisti, essere inondati dalle luci della ribalta? Un'esperienza formativa ed elettrizzante, capace di imprimere un segno indelebile nella mente di chiunque, figuriamoci di un bambino, che sa vivere le emozioni con un'intensità tutta particolare.
E allora il teatro piace, in barba a chi lo crede inutile e privo di interesse, e che lo vede come un anacronistico scatolone che produce musica noiosa, lontana da Sanremo o dalle top ten più ascoltate dagli adolescenti. E piace proprio ai giovani e giovanissimi, prova ne sia il grande successo delle iniziative promosse dal teatro per coinvolgere le scuole genovesi, dalle elementari al liceo. Al Carlo Felice si può vedere come funzionano quinte e palcoscenico, ascoltare i vocalizzi dei cantanti in prova, ascoltare archi, fiati, percussioni, osservare il gesto dal podio, costruire scene e costumi nei laboratori di attrezzeria e sartoria. Quando mai capiterebbe altrimenti l'opportunità di cucire la gobba imbottita di Rigoletto? O di costruire la ghigliottina di Andrea Chénier? Insomma, il bello è che i ragazzi possono lavorare a stretto contatto con gli artisti, ma anche con maestri alle luci, attrezzisti, fonici, scoprendo quel mondo misterioso e magico che vive dietro le quinte e che dalla platea non si può immaginare.
E a proposito di platea, parliamo anche di pubblico: finalmente accanto alle tante teste bianche si notano caschetti, treccine e cerchietti, e magari qualche furtivo cellulare acceso. Perché a teatro si può andare in gruppo o in famiglia con biglietti a prezzo speciale. Insomma, sotto questo aspetto è proprio il caso di dire: «Bravo Carlo Felice, continuiamo così».