I giovani del Prc: «Placanica ripugnante»

Genova deve ringraziare il Giornale e la sua apertura ad se nell'assordante silenzio della politica locale di questo fine agosto si riesce ad intavolare un interessante e per certi aspetti anche intrigante, dibattito sul tema delle Larghe Intese.
Genova è una città «femmina». Dal 1997 ad oggi il Centrosinistra ha sviluppato a tutto tondo una spirale involutiva della città spostando il baricentro della politica dal piano della grandi scelte a quello del gestire il quotidiano.
La città non reagisce più alle sollecitazioni del mercato. Anzi in alcuni casi è andata contro il mercato con risultati pesantissimi(il caso Costa crociere su tutti).
Le cicatrici si vedono sia negli aspetti strutturali sia nelle evidenze della società civile.
È notizia di questi giorni la fusione bancaria tra Intesa e Sanpaolo Imi che tradotta significa la nascita della Grande Metropoli cioè l’integrazione fra Torino e Milano (Con l’Alta velocità a regime in 40-50 minuti è il tempo di percorrenza Milano-Torino). Un asse sinergico per noi devastante che ci relega nel sottoscala dell’economia del paese se non si interviene per tempo.
Oggi dopo quasi dieci anni ci si trova nell’imbarazzo- opportunità di valutare se sulle grandi questioni che toccano gli interessi di tutti i genovesi si possa dare un appoggio positivo dimenticando chi è maggioranza e chi è opposizione:voto esterno su singoli provvedimenti. Gli interessi della città sopra tutti e tutto.
Genova la femmina si troverebbe finalmente a dover affrontare le sue responsabilità e questa volta non potrebbe far finta di nulla.
Molti esponenti radical chic del centro sinistra scapperebbero sulle alture del Righi piuttosto che votare certi provvedimenti a favore dei cittadini genovesi!
Provare per credere, mettili di fronte alle responsabilità, quelle vere, e vedrai…
Se oggi Genova è una città femmina che nel passato non ha saputo affrontare il proprio destino con virilità politica è anche per questo motivo di statica della politica genovese. Genova non sa scegliere e, nelle migliori delle ipotesi è scelta ed il motivo va individuato in una agenda politica povera di idee e contenuti.
Ha ragione Baget Bozzo quando dice che «La sinistra a Genova ed in Liguria sarà sempre gelosa della sua poderosa autosufficienza», ma è anche vero che la struttura sociale e politica di Genova non privilegia il muro contro muro sui grandi temi.
È vero che i nostri radical chic ridono di noi definendoci rozzi e ci guardano con il sorriso di chi si ritiene depositario della verità che con sufficienza ascolta il prossimo.
È tutto vero, ma dopo dieci anni persi nel nulla cosa vogliamo fare?
Continuare a restare fermi a guardare o proporre un salto culturale alla città dove noi siamo a tirare e gli altri ad inseguire?
Con il cuore direi opposizione senza quartiere, con la mente dico parliamone e guardiamoci bene in faccia e poi valutiamo.
La città ha bisogno di noi, della nostra virilità politica che non è detto che passi necessariamente dalla clava…
Chissà magari riusciamo a far cambiare sesso alla città.