I giovani protagonisti alle «Vie dei festival»

In programma anche un Goldoni poco frequentato («La buona madre»), il Beckett di «Finale di partita» e il Thomas Bernhard di «Prima della pensione»

Laura Novelli

In oltre dieci anni di attività ha portato a Roma alcune tra le compagnie teatrali più emblematiche della scena internazionale; ha fatto conoscere al pubblico capitolino personalità quali Eimuntas Nekrosius, William Kentridge, Alain Platel, Enrique Vargas; ha sdoganato artisti di casa nostra poi divenuti nomi quanto mai accreditati. Adesso la rassegna «Le vie dei festival» - giunta alla tredicesima edizione e curata come sempre da Natalia Di Iorio - torna a occupare gli spazi della Sala Uno e del teatro India con un programma votato interamente ai giovani, alle realtà emergenti del panorama italiano, a certe raffinate metodologie formative. Il tutto seguendo i consueti percorsi progettuali: monitoraggio dei maggiori festival estivi, accurata selezione di titoli e approdo conclusivo sulla scena romana.
Ha già ottenuto ottimi consensi a Polverigi ed Asti, per esempio, Il riscatto di Giampiero Rappa (anche regista), messo su dal gruppo romano Gloriababbi Teatro con un cast di giovani promesse: il rapimento di una ragazza aziona, nei sequestratori, tensioni e conflitti che rischiano di compromettere i benefici e i sogni di benessere legati alla tanto agognata «ricompensa» (ultima replica, qusta sera, alla Sala Uno).
Se la contemporaneità risulta prorompente in questo lavoro d’apertura, non meno moderne appaiono le regie realizzate su opere di repertorio. Ecco, infatti, il «Teatro i» di Milano misurarsi con uno dei testi più complessi e politici di Thomas Bernhard, Prima della pensione: desolante quadro di umanità al declino dove un ex-generale delle SS si ostina a festeggiare il compleanno del defunto Himmler insieme con le torbide e ambigue sorelle. Nell’allestimento diretto da Renzo Martinelli gli attori sono tutti trentenni e il loro aspetto contrasta volutamente con l’età dei personaggi perché «oggi, l’Occidente (...) non può che essere fatalmente immaturo, vittima e carnefice della sindrome di una falsa giovinezza» (da venerdì 22 a domenica 24, Sala Uno).
Ben si accosta alla voce del celebre drammaturgo austriaco quella di un altro grande autore del Novecento, Samuel Beckett: il suo straordinario Finale di partita diventa, nella rielaborazione scenica del bolognese Teatrino Giullare, una partita a scacchi per pedine-personaggio e due giocatori-attori che ne scandiscono le mosse, nel vano tentativo di dare un (im)possibile senso al tutto (il primo ottobre, sempre alla Sala Uno). Arriva poi direttamente dalla Biennale di Venezia la proposta di un Goldoni carnevalesco e poco rappresentato, La buona madre, che la regia di Stefano Pagin piega alle corde vibranti di tre brave interpreti, Michela Martini, Stefania Felicioli e Nicoletta Maragno, confezionando un lavoro di estrema modernità dove la trama originaria (un complotto femminile ordito ai danni di un uomo «colpevole» di amare la donna sbagliata) si apre a incursioni oniriche e a momenti di particolare intensità fisica (venerdì 29 e sabato 30, Sala Uno). E proprio sul corpo (il corpo messo in relazione con le dimensioni di spazio-tempo e con la musica) si concentra la sezione del festival dedicata alla Stoa, la scuola sul movimento ritmico che la Socìetas Raffaello Sanzio ha aperto anni fa a Cesena. Due gli appuntamenti che la riguardano. Il primo, Ballo individuale in circostanze costrette, è una produzione del 2004 nella quale viene esplorato il concetto di ballo in rapporto all’origine delle relazioni e al montaggio musicale (dal 25 al 27, Sala Uno). Il secondo, Ballo capace di agonia, chiama in causa 24 allievi della scuola, affidando loro un disegno di traiettorie e ritmi che evoca i meccanismi psicofisici dello sport. Questo lavoro-dimostrazione ci attende il 2 e il 3 ottobre a India, sala che ospita pure L’Orda. Storie, canti e immagini di emigranti, evento di chiusura dell'intera vetrina dove l’inviato del Corriere della Sera Gian Antonio Stella (autore e voce narrante) e Gualtiero Bertelli (curatore delle canzoni) ci parlano dei nostri nonni, di quell’epoca in cui «eravamo noi gli immigrati degli altri» (solo il 17 ottobre). Informazioni: 06/3202102.