I giovani si indebitano per comprare spinelli e pasticche

Con l’aiuto degli spacciatori aprono linee di credito: quando finiscono i soldi vengono coinvolti nel «giro»

«La figura del tossico oggi è quella di un giovane che ha buone relazioni con la famiglia, il lavoro, lo studio. Anzi, è proprio per migliorare le proprie prestazioni a scuola o in azienda che assume abitualmente droghe». Ragione per cui, secondo il sociologo e psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet, «i luoghi più a rischio oggi sono quelli della normalità, le scuole, le imprese, dove si fa sport, musica, danza. Ed è su questi che dobbiamo intervenire facendo prevenzione».
Per Charmet, insomma, occorre insistere con un’azione culturale che spieghi efficacemente i pericoli che si corrono abusando di sostanze stupefacenti, e «fare interventi nelle discoteche ormai è un’idea lontana, meglio farli sui posti di lavoro».
Non solo direttamente, ma attorno ai giovani, tra gli adulti a cui loro fanno più affidamento, come i genitori e professori, «va aumentata la competenza in materia, perchè possano aiutarli a combattere le tentazioni. Ci sono docenti che non hanno sufficienti competenze sull'argomento, mamme troppo ansiose e papà che non se ne intendono. E non c'è niente di più deludente per un giovane di avere a che fare con adulti non competenti su un problema che sta loro a cuore. Se avessero più fiducia, la discussione partirebbe direttamente da loro».
Per fare prevenzione sul territorio e nei quartieri più a rischio il Comune promuove il «progetto dle buon vicinato»: gli operatori dei servizi sociali favoriscono l’inserimento di ex tossicodipendenti nelle zone periferiche della città, attraverso l’aiuto delle associazioni, delle parrocchie e dei vicini di casa.

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