Per i giudici anche Eluana deve continuare a vivere

Respinto in appello il ricorso del padre della donna lecchese in stato vegetativo da 15 anni

da Milano

«In base alla vigente normativa italiana Eluana non può considerarsi clinicamente morta, perché la morte si ha con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo». Così i giudici della Corte d’appello di Milano hanno spiegato la loro decisione di respingere, per la settima volta, la richiesta di Beppino Englaro di staccare la spina alla figlia Eluana, ormai 35enne, e da 15 anni in coma dopo un incidente stradale. «Eluana - spiegano i magistrati - si trova in stato vegetativo permanente, condizione clinica che secondo la scienza medica è caratteristica di un soggetto che ventila, in cui gli occhi possono rimanere aperti, le pupille reagiscono, i riflessi del tronco e spinali persistono, ma non vi è alcun segno di attività psichica e di partecipazione all’ambiente».
Eluana per i giudici si trova in una zona «grigia», in cui il soggetto è considerato ancora «vivo» e, perciò, può configurarsi il conflitto tra i valori costituzionalmente protetti della vita, della tutela della sua dignità e della libertà di autodeterminazione. «Non risulta che negli altri paesi cosiddetti “civili” gli individui in stato vegetativo permanente siano considerati come morti». La decisione depositata ieri rappresenta comunque per il papà di Eluana un passo in avanti rispetto al giudice di primo grado, che aveva dichiarato la richiesta «inammissibile». Per la Corte d’appello la richiesta è ammissibile, ma da rigettare nel merito. Gli avvocati Vittorio Angelini e Riccardo Maia valuteranno ora se ricorrere in Cassazione.