I giudici cambiano ancora idea: 10 anni a Contrada

I difensori: «Un verdetto assurdo che ha motivi politici, faremo ricorso»

nostro inviato a Palermo

Lo «sbirro» siciliano più famoso e più stimato dai colleghi, che ha il record dei mafiosi arrestati e dei pentiti testi d'accusa, ha favorito Cosa Nostra. L'ha sentenziato la Corte di assise d'appello presieduta da Salvatore Scaduti che ha confermato il verdetto di primo grado che condanna Bruno Contrada a dieci anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Dopo 31 ore di camera di consiglio, il processo celebrato su rinvio della Cassazione si è chiuso alle 20 in punto nell'aula bunker del carcere palermitano di Pagliarelli.
Contrada è rimasto di ghiaccio, incurvato nel cappotto verde, senza parole. Ha fissato il vuoto, il crocifisso al muro, e se n'è andato senza commentare mentre il suo avvocato, Piero Milio, ai microfoni dei giornalisti parlava di decisione terrificante, inspiegabile, «un momento drammatico per le nostre istituzioni, per la nostra nazione, l'incredibile è successo. Ci sentiamo trafitti ma non sconfitti perché sappiamo di essere dalla parte della verità». La difesa parla di condanna politica: «Faremo nuovamente ricorso in Cassazione, non è possibile premiare le nefandezze dei pentiti». E l'altro avvocato, Gioacchino Sbacchi: «Abbiamo portato tutte le prove dell'innocenza di Contrada, che altro si deve fare per essere assolti?».
Se la procura di Palermo tira un sospiro di sollievo dopo i processi eccellenti finiti male (pochi giorni fa quello ai carabinieri Mori e Ultimo) gli avvocati dell'ex funzionario del Sisde parlano di sentenza che darà nuova linfa ai sempreverdi teoremi da Terzo Livello tornati di moda con la nuova inchiesta sull'agenda scomparsa di Paolo Borsellino.
Non finisce qui, dunque. Il processo continua dopo la condanna a 10 anni in primo grado, l'assoluzione con formula piena in appello, il nuovo processo voluto dalla Cassazione dopo una camera di consiglio di appena mezz'ora che non tenne conto della richiesta di assoluzione sollecitata finanche dal procuratore generale con l'ermellino. Arrestato all'alba del Natale 1992 quand'aveva sessant'anni ed era il numero tre del Sisde dopo esser stato il numero uno della Squadra Mobile, poi della Criminalpol, quindi capo di gabinetto dell'Alto commissario per la lotta alla mafia, oggi di anni ne ha 75. Con il nuovo ricorso in Cassazione arriverà a 77, che potrebbero diventare 80 qualora la Suprema Corte dovesse optare per un terzo appello. Ai giudici, fissandoli negli occhi, l'altro giorno aveva detto: «Sono vecchio, malato, sfiancato da 14 anni di calvario. Non mi importa di morire a casa oppure in cella, chiedo solo a questo Stato di restituirmi l'onore». In nome del popolo italiano, la richiesta è respinta.