I giudici decidono ancora della vita: bocciata la legge sulla fecondazione

Roma Incostituzionale e quindi illegittimo il limite di tre embrioni imposto dalla legge 40 sulla fecondazione in provetta sia per quanto riguarda la produzione sia per l’impianto. L’attesa decisione della Corte costituzionale su alcun aspetti della legge che regolamenta le tecniche di procreazione assistita non stravolge la normativa ma ne rende più complessa e poco chiara l’applicazione. Anche se si dovranno attendere le motivazioni della sentenza per valutare appieno l’impatto della decisione della Consulta. I giudici hanno dichiarato illegittimo l’articolo 14 comma 2: «limitatamente alle parole "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre"» embrioni. Anche il comma 3 dello stesso articolo è stato dichiarato incostituzionale «nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna». I ricorsi che riguardavano altri aspetti della normativa sono invece stati dichiarati «inammissibili».
Quali le possibili conseguenze? La legge 40 prevede che non possano essere prodotti più di tre embrioni e che tutti e tre vadano impiantati. Ora questo limite salta ma invece non viene messo in discussione il divieto di crioconservazione, ovvero il congelamento degli embrioni. E dunque che cosa si farà degli embrioni una volta prodotti se non si potrà congelarli? La prima a farsi questa domanda è il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella.
«Sarà necessario emanare al più presto nuove linee guida che possano eliminare qualsiasi contraddizione - spiega la Roccella -. Il comma 1 dell’articolo 14 che proibisce la crioconservazione (se non in casi eccezionali ndr) e la soppressione degli embrioni non è stato giudicato illegittimo e non è stato toccato nemmeno il divieto di selezione eugenetica degli embrioni e dei gameti». Dunque subito dopo la pubblicazione completa della sentenza il governo emanerà nuove linee guida per adeguare la normativa.
Intanto esultano le associazioni di settore e i medici che si occupano di procreazione assistita come Carlo Flamigni e Severino Antinori. Soddisfatti anche i radicali che spingono per dare il via libera alla sperimentazione sugli embrioni. Marco Cappato segretario dell’associazione per Luca Coscioni, parla di «duro colpo alla legge 40».
Ma la Roccella smorza gli entusiasmi. «Chi interpreta questa sentenza come un’apertura alla diagnosi pre-impianto commette un’operazione dubbia e prematura», osserva il sottosegretario. Insomma se resta fermo il divieto di conservare e intervenire sugli embrioni non si apre la porta neppure alla possibilità di sperimentazione o a una deriva eugenetica, di selezione, come invece paventa il professor Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato e direttore del Centro di ricerca in Scienze umane dell’Università europea di Roma.
«Se, come pare, la decisione della Corte ha come obiettivo quello di eliminare il divieto di creare più di tre embrioni e dell’obbligo di impianto degli embrioni creati - dice Gambino - si produrrà come inevitabile conseguenza la possibilità di selezionare gli embrioni migliori e scartare gli altri».
Voci discordi si levano dall’opposizione: mentre i cattolici sono preoccupati la componente laica invoca una revisione completa della legge.
Dal Pdl piovono critiche. «Ancora una volta assistiamo a una sentenza pilatesca della Consulta che ci lascia perplessi - osserva il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi -. Che cosa accadrà ora agli embrioni in eccesso. Verranno buttati? Se così sarà, con la sua decisione la Corte spalanca la strada a pratiche eugenetiche inaccettabili».