Per i giudici ferire Berlusconi non è reato

MilanoPerfetta la mira, traballante la psiche. Era annebbiato, Massimo Tartaglia. Quel pomeriggio, in piazza Duomo, qualcosa si era spento nella sua testa. Quando prese una miniatura del Duomo, e la lanciò in faccia al premier. Scollegato, prima di ferire al volto il presidente del Consiglio. Confuso, tanto da mandarlo in ospedale con un taglio al labbro, un altro sotto l’occhio e un dente spezzato. Pericoloso? Non abbastanza. Perché Tartaglia - il perito elettrotecnico, l’inventore di (in)successo - è stato assolto. Assolto perché non imputabile. E non imputabile perché incapace di intendere e volere al momento del fatto. Quel black out che l’ha fatto arrestare e la «patente» del matto ora gli evitano una condanna.
Così, ieri, ha deciso il giudice per le udienze preliminari di Milano Luisa Savoia, al termine del processo con rito abbreviato. Il gup - anche e soprattutto sulla scorta della perizia psichiatrica che ne ha attestato l’instabilità mentale - ha così accolto la richiesta di proscioglimento del procuratore aggiunto Armando Spataro, e disposto che Tartaglia venga sottoposto per un anno alla libertà vigilata con l’obbligo di conformarsi alle indicazioni fornite dal direttore del centro di recupero dove si trova da quando, dal febbraio scorso, è uscito dal carcere. In più, unica concessione alla sicurezza altrui oltre che a quella dell’imputato, al perito sarà vietato partecipare per un anno alle manifestazioni pubbliche. I suoi legali, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino, avevano invece chiesto - oltre all’assoluzione - anche la concessione della libertà. Tartaglia, dicono, non è socialmente pericoloso. Lo è, invece, per i periti.
«Siamo sollevati dalla decisione del giudice - dicono i genitori dell’imputato -, senza dubbio quando Massimo ha agito era incapace di intendere e di volere. Non so quali saranno gli sviluppi, ma mi auguro che presto potremo riabbracciarlo. Abbiamo incontrato spesso Massimo negli scorsi mesi e ultimamente lo abbiamo trovato più tranquillo. Continua la sua terapia e rimane sotto osservazione, e in questi giorni era un po’ teso per il processo». Così, quando gli hanno detto dell’assoluzione, Tartaglia ha risposto ai suoi avvocati dall’interno del suo mondo stralunato. «Cosa significa, che ora posso andare alla vasca dei pesci?». Probabilmente sì. Anche perché, con la sentenza di ieri, esce quasi pulito da una vicenda che l’aveva proiettato dal più oscuro anonimato alla ribalta mondiale.
Lo stesso presidente del Consiglio era stato generoso con lui. «L’ho perdonato - disse Berlusconi poco prima di Natale -, ma nel giudicarlo la magistratura non lasci passare il messaggio che si può colpire liberamente il premier». Ora, non è chiaro se quel messaggio sia passato o no. Per Daniele Capezzone, portavoce Pdl, «questa decisione lascia grandi preoccupazioni e perplessità». «Tartaglia - prosegue Capezzone - a dicembre è giunto a un passo dall’omicidio di Silvio Berlusconi (in realtà, l’accusa è di lesioni aggravate, ndr). Oggi tutto finisce così. Non è un po’ poco?». E qualche dubbio ce l’ha anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che quel 13 dicembre del 2009 era in piazza con Berlusconi. «Se una persona è riconosciuta incapace di intendere e volere, non posso che affidarmi al giudizio dei tecnici». Però c’è un però, eccome. «Purché non ci marcino troppo - precisa La Russa - non è che prima lanciano il sasso, o meglio il Duomo, e poi nascondono la mano».