«I giudici hanno sbagliato, non è un malato terminale»

Il sottosegretario al Welfare: «Tragico paradosso: quando ci sarà la decisione definitiva, potrebbe essere già morta»

da Roma

No all’eugenetica, no all’eutanasia. Il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, in occasione del seminario «Figli della provetta. A trent’anni dalla nascita di Louise Brown», mette sotto accusa le linee guida della legge 40 sulla fecondazione assistita varate dall’ex ministro della Salute, Livia Turco, e anche la decisione dei giudici di Milano che hanno autorizzato la sospensione dell’alimentazione per Eluana Englaro.
Che cosa non va nelle nuove linee guida?
«Hanno generato grande confusione. La legge 40 tutela la salute della donna e quella del nascituro. Il congelamento e la produzione di più di tre embrioni sono vietati e dunque si esclude la possibilità di eseguire la diagnosi preimpianto. Si tratta di una pratica invasiva che mette a rischio la sopravvivenza dell’embrione ed è quindi in contrasto con l’impostazione del testo che io condivido pienamente. Con la diagnosi preimpianto si introduce un principio di selezione eugenetica: sei malato dunque non hai diritto a nascere. Ho chiesto un parere al Consiglio superiore di sanità e penso che a settembre faremo chiarezza con nuove linee guida. Comunque in Italia a quanto mi risulta al momento nessun laboratorio pratica la diagnosi preimpianto».
Perché per la vicenda di Eluana parla di tragica contraddizione?
«La sentenza definitiva attesa per la prossima settimana potrebbe pronunciarsi contro la sospensione delle cure ma intanto Eluana potrebbe essere già morta. Non giudico assolutamente le scelte di un padre di fronte ad un dolore tanto grande. Dico però che Eluana non è un malato terminale: respira da sola, apre e chiude gli occhi. La Cassazione è entrata a gamba tesa in questa vicenda scavalcando il dibattito parlamentare. In tutte le proposte di legge che riguardano il testamento biologico si evidenzia la necessità che ci sia una volontà certificata del malato per interrompere le cure che in questo caso manca».
Pensa che ci siano le condizioni per varare una legge sul testamento biologico?
«Credo ci siano i margini purché non si ricada in un dibattito condizionato dall’ideologia. Il principio deve essere quello della garanzia della vita e della non obbligatorietà. Occorre poi sia lasciato un margine di decisione finale al medico che non può essere ridotto a un mero esecutore burocratico».