I giudici di Milano e l’ispezione del Guardasigilli

Gli articoli del Giornale di venerdì sulle 14 azioni disciplinari promosse dal Guardasigilli contro giudici del Tribunale di Milano, dopo un’ispezione, hanno provocato prevedibili reazioni. Livia Pomodoro, presidente del tribunale, scrive al direttore di non potersi pronunciare «sui casi singoli», ma garantisce «che è stato attivato un costante monitoraggio per verificare situazioni di difficoltà ed aiutare le sezioni che ne abbiano necessità e che i problemi organizzativi all’origine di situazioni da cui derivano i ritardi riscontrati sono oggi al centro di un piano di miglioramento gestionale». La Pomodoro spiega anche che le 1000 pagine dell’ispezione «danno un quadro complessivamente positivo dell’attività del tribunale» e tengono conto «di situazioni, maturate nel passato, già risolte o avviate a risoluzione». Oggi, aggiunge, «i dati di andamento del tribunale sono del tutto incoraggianti ed in costante miglioramento» e cita il «saldo positivo» tra procedimenti nuovi ed esauriti sia nel penale che nel civile, la costante riduzione dei tempi «che in alcuni campi raggiunge medie sicuramente apprezzabili», una prima attuazione del processo civile telematico».
Ci arriva anche la lettera dell’avvocato di uno dei 14 giudici citati: Jole Milanesi. Quella che, scrive Alfano, ha «omesso il controllo sulla scadenza del termine di durata della misura cautelare della custodia in carcere applicata ad Abdel Nabi El Gammal, determinando un ritardo di 127 giorni nell’adozione dei provvedimenti conseguenti all’estinzione della stessa». Per il legale «la notizia è totalmente destituita di fondamento», perché «il termine massimo di scadenza della custodia cautelare è avvenuto in pendenza di giudizio di Cassazione, quando la Milanesi, giudice di primo grado, aveva esaurito il suo compito».