I giudici mostrano i muscoli: «Sulla riforma sarà guerra»

Roma - Insorgono e minacciano lo sciopero i magistrati dell’Anm contro la decisione presa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio di iniziare l’iter di approvazione del disegno di legge sulla riforma giudiziaria dalla Camera Alta. Per l’Anm è segnale di mancato interesse, visto che le leggi al Senato non sempre godono di sicurezza per l’approvazione visti i numeri. Il disegno di legge prevede anche la sospensione di alcuni punti della riforma Castelli particolarmente criticata dall’Anm, sospensione che scade alla fine di luglio. Se il ddl Mastella non viene approvato almeno da una camera entro quella data, la riforma Castelli diventa operativa. L’importanza quindi di una prima approvazione entro quella data è sottolineata dall’Anm che con un comunicato spiega i motivi della sua protesta: «È noto che l'unico obiettivo realisticamente perseguibile entro il 31 luglio di quest'anno è l'approvazione del ddl Mastella ad opera di un ramo del Parlamento e che tale approvazione è premessa per l'emanazione di un provvedimento che blocchi ulteriormente l'entrata in vigore della controriforma Castelli». Secondo i vertici dell’associazione dei magistrati la scelta di mandare la legge prima al Senato «aumenta a dismisura i rischi di ritardi e slittamenti nella approvazione delle nuove norme e rischia di compromettere definitivamente il percorso tracciato dal Governo e dalla sua maggioranza per sostituire alla legge Castelli disposizioni che evitino la definitiva paralisi della giustizia».
Nello Rossi, segretario dell’Anm, non esclude che la protesta possa arrivare anche allo sciopero. La risposta da parte del ministero della Giustizia non si è fatta attendere ed è di segno contrario alle accuse dell’Anm: «Si è trattato di una scelta obbligata per far approvare il ddl in tempo utile». Il ministero spiega che nel mese di aprile e maggio, tra congressi di partito ed elezioni amministrative, le sedute saranno ridotte di molto e che la riforma alla Camera sarebbe rimasta soffocata dalle troppe leggi in calendario. Per il ministero quindi la decisioni di iniziare l’iter dal Senato è segno di interesse ed è una scelta di maggiore garanzia perché si riesca ad approvare il ddl entro il 31 luglio.
Tono molto più polemico nei confronti dei magistrati è quello usato da Renato Schifani. «Si tratta di una pericolosa intimidazione nei confronti dell'autonomia delle scelte della politica», sostiene il capogruppo di Fi al Senato che definisce la protesta dell’Anm un attacco gravissimo al Senato e «il segno dello scadimento che investe alcuni organi rappresentativi del sistema corporativo italiano che, anche per il ruolo che svolgono, dovrebbero avere un maggior riguardo verso le istituzioni». E Schifani si augura che il gesto dell’Anm sia censurato anche dai colleghi della maggioranza, dall'esecutivo e dallo stesso ministro Mastella. «Se qualcuno pensa di poter intimidire il Senato commette un errore imperdonabile», continua il parlamentare di Fi».
Polemica anche la deputata azzurra Iole Santelli: «La protervia dell'Anm non ha limiti. Dopo aver indicato i temi, imposto la legge e dato gli opportuni suggerimenti per scriverla, adesso pretendono di decidere anche l'iter parlamentare». Così l'Unione della Camere penali, attraverso il suo presidente Oreste Dominioni, condanna la presa di posizione dell'Anm e «confida che la politica farà le sue scelte non subendo minacce, ma aprendosi a un ampio e costruttivo confronto». Condivide la posizione del sindacato dei magistrati anche parte del Csm: sia la componente di Magistratura democratica sia Fabio Roia dei centristi di Unicost hanno presentato un documento che verrà discusso nel plenum di oggi con il quale ricordano inoltre che «il mancato rispetto di tale termine determinerebbe la paralisi dell’attività del Consiglio con tutte le conseguenti, gravi, ripercussioni sul funzionamento dell'organizzazione giudiziaria» ed esprimono allarme sui tempi della riforma.
Intanto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino si è incontrato ieri pomeriggio con il presidente Giorgio Napolitano.