I giudici onorari protestano contro Prodi

Piero Pizzillo

L’ormai famoso decreto Bersani sulle cosiddette «liberalizzazioni», continua a mietere vittime. Non ha solo portato all’esasperazione categorie come quelle degli avvocati, notai, farmacisti, tassisti, che hanno già manifestato con forti iniziative il loro sdegnato disappunto, ma di giorno in giorno si apprende che altri professionisti, falcidiati dall’inopportuno diktat governativo, sono in piena rivolta. Oggi parliamo dei giudici onorari, rimunerati con 74 euro per udienza, che in tutta Italia sono 11.870 contro circa 9000 magistrati ordinari, a cui sono equiparati nello svolgimento delle funzioni. Ebbene, il diessino Bersani, ministro allo Sviluppo economico, ha ritenuto cosa giusta tagliare «le spese alla giustizia», cioè quel fondo destinato al pagamento della cancelleria e carta igienica nonchè dei compensi ai giudici onorari (per contro, secondo la logica sinistrorsa, si è aumentato di 100 milioni lo stanziamento per lo spettacolo). A questo punto i magistrati onorari (100 a Genova tra giudici di pace, di tribunale, e pubblici ministeri,) che lavorano a cottimo e «in nero», cioè senza contributi previdenziali e assistenziali e ora senza alcun emolumento, visto che il pagamento dell’indennità d’udienza è sospeso dal 4 luglio per il suddetto decreto (da tanta gente disapprovato), sono scesi in agitazione, prospettando iniziative, che potrebbero portare anche all’astensione dell’attività , ovviamentre con grave danno per la macchina della giustizia. Ieri, l’associazione giudici onorari (Ago), presieduta da Rossana Ferrari, ha inviato un documento (approvato dal procuratore Lalla, dal presidente del tribunale Dimundo e da atri dirigenti) ai ministri Bersani e Mastella, in cui «premesso che il ritardo nella liquidazione dei compensi è del tutto illegittimo e anticostituzionale, si chiede l’immediato pagamento delle indennità spettanti». In caso contrario potrebbero incrociare le braccia.