I giudici ora sfidano D'Alema: "Ha visto reati? Li denunci"

I magistrati di Milano replicano a
D’Alema sul caso Unipol, dura presa di posizione del presidente della Corte d’Appello che reagisce alle accuse del
vicepremier sulle intercettazioni.
Condanna anche da Csm e Anm. <a href="/a.pic1?ID=186086"><strong>E i diessini si assolvono da soli: giusto parlare anche con i furbetti</strong></a>. La Quercia contro Prodi: <a href="/a.pic1?ID=186093"><strong>&quot;O cambia o ci porta alla rovina&quot;</strong></a><br />

Milano - «Se l’onorevole D’Alema sa, prenda carta e penna e denunci alla Procura quanto a sua conoscenza. Io per il momento non mi pronuncio». Il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Grechi risponde a Massimo D’Alema. Senza mezzi termini. Senza giri di parole. La «sua» Procura è stata messa sotto accusa dagli esponenti della maggioranza di governo. E lui non ci sta. Così si è consumata la crepa, la prima da Tangentopoli in poi, fra la sinistra italiana e la procura milanese. Quella simpatia, ormai data per scontata, si è improvvisamente incrinata sulla vicenda della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni che hanno visto coinvolti parlamentari Ds nella scalata Bnl. Il ministro degli Esteri aveva sottolineato che si era in presenza di un «reato emi aspetto che venga perseguito perché in Italia c’è obbligatorietà dell’azione penale».

Ma Grechi non ci sta. E ribatte: «Io credo che non siano stati commessi dei reati in questa storia della pubblicazione delle intercettazioni ma se altri la pensano diversamente e hanno degli elementi presentino una denuncia in Procura e a quel punto chi di dovere svolgerà delle indagini. Sarà Milano nel caso di coinvolgimento di avvocati e personale delle cancellerie, sarà Brescia nel caso di coinvolgimento di magistrati».E precisa: «Voglio chiudere questa vicenda rapidamente perché la situazione di incertezza non va bene e mi rendo conto che sta creando ulteriori problemi ».E mentre arrivano parole di condanna alle accuse lanciate da D’Alema sia dal Consiglio superiore della magistratura che dall’Associazione nazionale magistrati, a Milano sono già al lavoro per cercare di dipanare la questione: come hanno fatto le intercettazioni coperte da un riserbo che mai era stato utilizzato in nessuna inchiesta a finire sui giornali? «Entro qualche giorno manderemola relazione al ministro della Giustizia Mastella - spiega il presidente Grechi -. Nel caso il ministro dovesse essere insoddisfatto dei nostri accertamenti sui fatti potrà inviare gli ispettori a Milano al Palazzo di Giustizia». Ma c’è un’altro punto da chiarire: le trascrizioni delle intercettazioni erano coperte o no da segreto? Ma Grechi su questo punto glissa: «Io non possono mettermi a discutere con l’onorevole D’Alema sulla sussistenza o meno di reati. Stiamo facendo degli accertamenti, il mio ufficio su quanto accaduto all’ufficio gip, il procuratore generale Mario Blandini sulla procura. Emergessero elementi che per ora non mi risulta ci siano, presenteremmo denuncia noi, se no lo farà D’Alema se sarà in grado». Era stato Mastella con la circolare del 12 giugno a sollecitare i vertici del palazzo di giustizia di Milano. Grechi comunque insiste nel difendere le cautele che erano state adottate e che a suo dire sono state rispettate. Gli accertamenti in corso serviranno proprio per questo. Intanto gli avvocati avranno tempo fino al 10 luglio per visionare le trascrizioni. Dopodiché si celebrerà l’udienza in cui il gip Clementina Forleo deciderà per quali delle 73 trascrizioni chiedere l’utilizzo a Camera e Senato. La condanna alle accuse lanciate da D’Alema definite «piuttosto gravi» sono arrivate ieri dal Csm. Michele Saponara, esponente della sezione disciplinare dell’organi di autogoverno dei giudici ha precisato che «il Csm non può intervenire d’ufficio, ma solo se gli viene richiesto. Se D’Alema si rivolgerà al Csm, noi esamineremo la sua denuncia tenendo conto dell’eventuale gravità della situazione e dell’urgenza del rimedio».Ea proposito delle intercettazioni: «Il problemanon è di oggi. Noi, proprio per ovviare a questi inconvenienti abbiamo prontamentedato un parere sulla legge giacente al Senato, e quindi la responsabilità della mancanza di una normativa nuova è politica». Ma che sia necessario intervenire, «in un Paese che di intercettazioni ne fa addirittura più degli Stati Uniti- secondo Saponara - è fuor di dubbio». Condanna alle accuse di D’Alema anche dal membro togato del Csm Fabio Roia e da Nello Rossi, segretario dell’Anm: da parte di D’Alema c’è «risentimento giustificato», ma «sbaglia quando individua responsabilità dei magistrati».